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martedì 10 settembre 2019

Chi sono io? La ricerca più sacra


« Ferma tutte le proiezioni e rimani nella vigilanza ricettiva. È uno stato attivo-passivo. Nei momenti in cui sei libero dalle proiezioni, accadono apparizioni spontanee. A un certo punto riconoscerai queste come la tua essenza, la tua pienezza, la tua presenza. Prima riconosci la quiete, poi la sei. Ti senti autonomo, ovvero non identificato con tutto ciò che ti circonda. Ed ora la vera connessione è possibile. »

Jean Klein (1912 –1998) è un autore francese appartenente al filone della non dualità. Divenne noto al pubblico italiano negli anni ’80 grazie al testo Essere – Accostamenti alla non dualità - Editrice Psiche (in realtà non un libro di Jean Klein, bensì una raccolta di articoli dell’omonima rivista, appartenenti ai più svariati autori).
Abbiamo scelto di pubblicarlo come Antipodi Edizioni proprio perché il materiale originale in circolazione in Italia è molto poco (si annovera come unica eccezione La naturalezza dell’essere, Magnanelli Edizioni, al momento però non disponibile).
Vi offriamo quindi una “chicca editoriale”, come d’altronde stiamo facendo in tutte le collane di Antipodi.

Ma lasciamo parlare il testo...

« Generalmente, tra due persone, un vero incontro avviene solo in minima parte. C’è solo l’incontro di due schemi. Ciò causa conflitto e noia.
I tuoi vicini e gli amici hanno idee su di te. Non farti ingannare da esse e a tua volta non farti idee sulle persone che conosci. Non imprigionare le persone nella tua memoria. Le circostanze non si ripetono mai, la vita non si ripete mai. È solo l’ego che desidera la sicurezza del conosciuto che etichetta ogni essere e ogni situazione.
Quindi, vivi nel tuo ambiente come se fosse la prima volta. Sii privo di qualificazioni. In questa nudità, sei bellissimo, e ogni momento è pieno di vita. »

« Non c’è nulla da provare, aggiungere o togliere alla vita che stai vivendo. Serve solo la vigilanza per vedere le abitudini del pensiero e come queste ci vincolano. Quando vediamo che quasi tutta la nostra esistenza è una ripetizione meccanica, usciamo automaticamente dallo schema ed entriamo nell’osservazione.  Tutti i tentativi di alterare noi stessi si basano sull’interpretazione, che presume l’esistenza di un interprete, ma quando non c’è nessuno ad interpretare, nessun centro individuale o di riferimento, l’attenzione stessa diventa spontaneamente il centro di gravità. »

« Fino a una certa età, il bambino guarda costantemente attraverso di te per adeguarsi al mondo. Quindi tu devi essere libero ed è la tua libertà a fungere da insegnamento. Il modo in cui si comportano i genitori è importante. Ci sono così tante cose che non si possono dire, ma solo dimostrare vivendo. Certo, c’è autorità nel tuo modo di comportarti, ma non è un’autorità imposta. La vera autorità non è mai autoritaria. Viene dalla saggezza impersonale, non dalla personalità. »

« Sulla sessualità.
Oggi, purtroppo, c’è grande confusione su cosa sia il desiderio che fluisce dal ritmo biologico e cosa sia il desiderio che viene dalla mente e che è ripetizione meccanica.
Ci sono così tanti stimoli mentali che la maggior parte delle persone ha perso il contatto con i propri ritmi biologici ed è diventata ottusa e meccanicamente avida. La ripetizione meccanica intralcia il ritmo naturale.
Nella ripetizione meccanica c’è solo prendere e usare. Quando la mente – la memoria – interviene, il corpo non è più aperto a tutte le sue capacità e quindi la stimolazione sensuale non è più potente e tenta di compensare questa mancanza con immagini e sforzo. »

« Non ci sono passato, presente o futuro. Il futuro è un passato proiettato in avanti e il presente è passato nell’istante in cui ci pensi. Tutto avviene nella tua presenza, che è senza tempo. Il fatalismo è un atteggiamento passivo in cui sei destinato a vivere quella situazione, sei identificato con essa. Ma tu non sei la situazione, non sei il film, ma la luce che lo illumina e gli dà vita. Ciò che definisci un incidente, il fato e così via, è nel film ma tu, la luce, non lo sei. »

Leggete con attenzione l’indice e decidete se è un libro che fa per voi:

Prologo
La relazione
Conosci te stesso
La natura del pensiero
L’arte di ascoltare
Il discernimento
La via progressiva e la via diretta
La meditazione
L’insegnante e l’insegnamento
Una conversazione sull’arte



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Salvatore Brizzi
[Il mondo è bello, siamo noi ad esser ciechi]



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Letto da Salvatore Brizzi



DRACO DAATSON – IL REGNO DEL FUOCO
Letto da Salvatore Brizzi


LA VIA DELLA RICCHEZZA
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LA SACRA SESSUALITÀ
Letto da Salvatore Brizzi



COME LA PIOGGIA PRIMA DI CADERE
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lunedì 26 agosto 2019

Porti aperti e porti chiusi


Di questo argomento ho già parlato e ho già scritto in altre occasioni (anche nel mio libro LaRinascita Italica), ma a quanto pare anche nell’ambiente della spiritualità ci si fa prendere dalle forme pensiero comuni e si cade nell’inganno d’una feroce contrapposizione, con tanto d’insulti da una parte e dall’altra.

Il primo punto riguarda la questione della percentuale di immigrati che un popolo è in grado di assorbire: non possiamo chiudere il nostro Cuore e “sigillarci” rispetto all’arrivo di immigrati (come già scrissi, non è un fenomeno reversibile), ma non possiamo nemmeno accoglierli tutti come si è fatto (nella pratica, se non in teoria) fino ad oggi. Si tratta di stabilire quanti siamo in grado di assorbirne, considerando quanti già ne abbiamo sul territorio dopo anni di ingressi mal gestiti. È possibile chiudere parzialmente i porti? Oppure è possibile chiuderli totalmente e poi riaprirli una volta che abbiamo dato il tempo alle nostre strutture di organizzarsi per gestire la quantità di persone già presenti?
Ma è forse questa una questione di razzismo?

Inoltre, è possibile evitare l’afflusso continuo di immigrati tra le fila di mafia, prostituzione e, soprattutto, lavori sottopagati che entrano in competizione “al ribasso” con gli stipendi di una certa categoria di lavoratori italiani? Se è possibile evitarlo, bene; se non è possibile... questo è un buon motivo per essere più accorti nel far entrare migliaia di persone che poi non sappiamo che fine fanno. Quest’ultimo è un punto essenziale, poiché i grandi poteri del capitalismo “senza frontiere” non vogliono che gli immigrati acquisiscano più diritti e stipendi migliori, bensì che noi perdiamo i nostri diritti e portiamo i nostri stipendi a competere con i loro. Ciò che viene sbandierato come “più ricchezza per tutti” diventa poi nella realtà “più povertà per tutti”.
Ma è forse anche questa una questione di razzismo?

Il secondo punto concerne invece un aspetto più psicologico. Se io ho avuto un’apertura del Cuore e ho deciso di essere accogliente verso gli immigrati, non ho automaticamente acquisito il diritto di costringere gli altri a fare altrettanto!
L’accoglienza, come la compassione, è qualcosa di intimo, che non può essere imposto dall’esterno. Non puoi andare da qualcuno e dirgli: «Io ho un Cuore pieno di compassione, adesso però devi averlo anche tu, sennò sei un egoista, razzista, xenofobo!»

Se ho un Cuore pieno di accoglienza, non mi viene certo in mente di gridare razzista a qualcuno. Sono due sentimenti che non si sposano, non si fidanzano... e non si conosco nemmeno!
È forse un ragionamento così complesso?

Una qualunque persona di media intelligenza, se presa singolarmente, in tranquillità davanti a un bicchiere di vino... è in grado di comprendere questo concetto; in ogni caso ve lo voglio spiegare anche dal punto di vista del lavoro su di sé.
La vera accoglienza – sto ovviamente parlando d’un desiderio sincero di aiutare qualcuno NEI FATTI e non di qualche slogan gridato alle manifestazioni di piazza o sui social – è frutto d’un cambiamento profondo che coinvolge la fabbricazione di talune sostanze sottili di cui è composta la nostra anima. Per accumulare tali sostanze occorrono centinaia d’incarnazioni. Non si diventa accoglienti o compassionevoli da un momento all’altro, solo perché “lo decidiamo” o perché qualcuno ci costringe con una legge sull’immigrazione!

La presenza interiore di tali sostanze – e quindi dei relativi sentimenti di accoglienza e compassione – IMPEDISCE a quella persona di provare un sentimento di fastidio nei confronti di chi non è uguale a lei, ossia di chi non vuole accogliere altri immigrati perché magari pensa che questo metterà in difficoltà lei e la sua nazione.

Detto in altre parole, se hai un Cuore accogliente e sensibile, vai a Lampedusa a dare una mano a chi sbarca, fai volontariato nelle strutture di accoglienza in giro per l’Italia, metti a disposizione degli spazi tuoi, apri le porte di casa tua, doni dei soldi a quei volontari, al limite stai a casa e preghi per queste persone... ma l’ultima cosa che ti viene in mente di fare quando sei in quello stato di coscienza è gridare razzista a un politico o al tuo vicino di casa... perché non è ancora in grado di fare quello che fai tu.

Finisco riportando un brano con il quale terminavo un mio vecchio post:
Gli stessi che sbraitano in favore dell’accoglienza e vedono razzisti, fascisti e xenofobi ovunque, non stanno accogliendo proprio nessuno in casa loro. E questo è giusto, in quanto anche loro, come tutti gli altri, non sono pronti per l’accoglienza, se non a parole. Non sono però in grado di riconoscerlo e inconsciamente odiano questa loro incapacità. Vorrebbero essere accoglienti, ma non ci riescono. Questo mancato riconoscimento genera la rabbia con cui si scagliano verso Salvini o chiunque sostenga il suo lavoro. Basterebbe facessero pace con se stessi, allora si unirebbero all’altra metà della nazione e insieme si troverebbero presto delle soluzioni pratiche, in quanto la contrapposizione fra le due fazioni si arresterebbe e la frequenza vibratoria della nazione muterebbe. Ma adesso sto chiedendo troppo; i maestri stessi non pretendono che riusciamo a fare già così tanto. D’altronde loro non hanno fretta.»

All’Italia non sta facendo male tanto il fenomeno dell’immigrazione, quanto la contrapposizione che si è venuta a creare: a favore o contro. I giornalisti hanno gran parte della responsabilità, a causa della facilità con cui si servono di termini come razzista o xenofobo, utilizzati impropriamente per etichettare padri e madri di famiglia che invece sono persone comuni con paure e bisogni comuni. Io di razzisti, quelli veri, che provano “odio razziale”, in Italia non ne ho mai conosciuto uno! So che qualche estremista con quelle idee c’è, ma viene trattato con sospetto persino all’interno dei gruppi di destra, i quali si tengono ben lontano dal razzismo. Ho frequentato ambienti di ogni genere, ma ho solo incontrato persone arrabbiate con gli immigrati e con i politici perché costrette a vivere in situazioni di convivenza davvero difficili. Dai media emerge invece una nazione di razzisti contrapposta a una nazione di persone accoglienti. Coltivare tutti i giorni, su ogni quotidiano, tg e social questa contrapposizione, sta gettando le basi d’una guerra civile.

Bisognerebbe auto-osservarsi e iniziare a fare pace innanzitutto con se stessi, con la propria rabbia interiore, e poi riconoscere con umiltà che in Italia ci sono pochissime persone davvero accoglienti e pochissime persone davvero razziste. Tutto il resto è frutto d’una montatura mediatica, che nulla ha da spartire con ciò di cui le persone hanno davvero paura e con ciò che davvero vogliono.

Salvatore Brizzi
[Il mondo è bello, siamo noi ad esser ciechi]




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