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martedì 28 giugno 2016

Non reagire per evolvere - parte 3


... ... ... continua dal post precedente.

Disconnettersi dal comportamento reattivo significa interrompere il segnale che ci tiene in risonanza con la macchina biologica, rendendoci, negli effetti, suoi schiavi. L’energia del Sé – ciò che realmente siamo – viene imbrigliata nella macchina a causa di una risonanza elettromagnetica. Tale risonanza ci costringe a – ed è rafforzata da – un comportamento reattivo rispetto alle circostanze esterne, impedendo la creazione d’una coscienza libera dai meccanismi dell’apparato psicofisico.

Come ho affermato nei due post precedenti, il vero nemico non è qualcuno o qualcosa all’esterno di noi, bensì il nostro impulso a reagire meccanicamente. In questo impulso si annida e prospera il nostro Inferno interiore. Satana è il più potente dei maghi e ci mette di fronte un finto nemico affinché continuiamo a restare prigionieri della Sua energia. Egli in tal modo ci distrae dall’ascolto della nostra sfera interiore. In altre parole: ci rende cechi rispetto alla nostra responsabilità per quanto ci accade.

“Se stai male, è perché esiste gente così, non per colpa tua!” ci sussurra nell’orecchio senza sosta.
La regola aurea, che a lungo andare rende impotente il nostro carceriere, è questa:
MAI – ASSOLUTAMENTE MAI – ADDOSSARE LA COLPA AGLI ALTRI O ALLE CIRCOSTANZE ESTERNE. Di fatto, se scorgete le pecche altrui e reagite ad esse, è solo perché siete voi i primi ad averle, magari sepolte nell’inconscio – una buia cantina dove “il Principe del Mondo” vi ha finora impedito di accendere la luce.
La nostra resistenza al comportamento reattivo fa sì che la nostra Luce resti sempre accesa, mentre cedere al comportamento reattivo senza opporre resistenza, crea un cortocircuito, un flash di luce dovuto al piacere immediato (la rabbia sfogata, il sesso agito)... e poi il buio, perché la lampadina, cedendo all’impulso, si è fulminata.

Il mondo è saturo di persone con le anime bruciate, che non fanno più luce, ossia persone con un grande potenziale, ma che si sono “consumate” rispondendo meccanicamente a impulsi di ogni genere. D’altronde solo poche anime sulla Terra possiedono il coraggio sufficiente a compiere un lavoro magico/alchemico. È un affare da guerrieri e guerriere. Provateci e ve ne accorgerete. Persino nell’ambiente della new age, coloro che onestamente decidono di contrastare la meccanicità non si contano di certo a migliaia; è più comodo, e indolore, meditare.

Non conta chi ha torto o chi ha ragione, ma solo il fuoco interiore che siete costretti a gestire non reagendo all’evento. Se avete ragione sul piano delle regole, delle leggi o del codice della strada, non reagire risulta ancora più efficace, perché il fuoco accumulato è maggiore e dunque la Luce che irradia l’anima è ancora più splendente. Più grande è l’ostacolo, più grande è la Luce della coscienza che si genera, perché più forte è l’impulso a reagire, maggiore è la resistenza che dobbiamo opporre.

Un comportamento meccanico/reattivo produce subito un intenso lampo di luce – sfogo o godimento – ma alla fine, a lungo andare, lascia dietro di sé il vuoto, l’insoddisfazione... l’oscurità.

Solo resistere alle radicate – e in fondo ridicole – abitudini della macchina biologica, crea una Luce durevole.

Esiste una sottile linea di demarcazione tra il reprimere le nostre emozioni e interrompere il flusso elettrico del nostro sistema reattivo. Reprimere le emozioni è un comportamento inconscio, non voluto. Inconsciamente reprimiamo perché non riusciamo ad esprimere, non perché ce lo imponiamo in un contesto magico/alchemico. Se già di solito non ci arrabbiamo, allora per noi è inutile dal punto di vista evolutivo trattenere la rabbia, in quanto per noi trattenere non richiede sforzo. Dobbiamo sempre contrastare il comportamento meccanico abituale, che magari non è rabbia, bensì paura, imbarazzo, senso di impotenza, senso di inadeguatezza, ecc...

Immaginate che io vi faccia una proposta: vi darò 10.000 euro ogni volta che qualcuno vi ferirà emotivamente o vi farà un torto... ma a patto che non vi facciate coinvolgere in reazioni meccaniche. Più risulterà grave, per voi, il torto, più soldi io vi consegnerò: 10.000 euro per un insulto, ma 100.000 per il tradimento del vostro partner... o per una rigatura sulla fiancata della vostra auto nuova. Conoscendovi, sono sicuro che comincereste a sperare di incontrare situazioni difficili, persone sgradevoli, amici falsi, partner e soci che tradiscono la vostra fiducia.

Ogni volta che non reagiamo meccanicamente è come se guadagnassimo dei soldi, tanti soldi, ma siamo stati programmati fin da piccoli a evitare problemi e scansare ostacoli. Siamo stati programmati a far valere la nostra ragione, a farci rispettare a tutti i costi, a respingere le argomentazioni degli altri. Satana ci ha convinto che guadagniamo qualcosa quando reagiamo e facciamo valere le nostre ragioni, mentre, dall’altra parte, nessuno ci ha mai illustrato i vantaggi alchemici derivanti dalla resistenza al comportamento reattivo: la gioia di vivere, il successo, la fine di tutti i nostri problemi, la salute fisica. Tutto questo vale più di qualunque somma di denaro.

Non reagire interiormente, non significa stare zitti esteriormente, ma questo è un altro discorso...

(occupazione: domatore di fiumi)


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lunedì 23 maggio 2016

Non reagire per evolvere - parte 2


... ... ... continua dal post precedente.

Per quanto nel mondo new age oramai nessuno voglia più sentir parlare di dualità, perché vige il neo-dogma che “tutto è Uno”, in verità la quasi totalità delle persone non ha realizzato “fin nella carne” questa Unità, ma si limita a una conoscenza intellettuale e a una divulgazione altrettanto intellettuale del suddetto neo-dogma.


Per quanto molti tentino di rimuoverla dalla loro vita, la dualità è intorno a noi ogni giorno, in quanto è dentro le coscienze, e anche chi ha realizzato l’Uno... comunque si muove nella dualità, pur non facendone più parte. Se anche un illuminato assimila del cibo o ha rapporti sessuali è proprio perché, pur non percependo più la dualità, in ogni caso ne utilizza la rappresentazione. Sul piano della coscienza posso anche non sentire più la separazione con il mio partner o con il cibo, ma, a meno che non soffra di turbe psichiche (e nell’ambiente new age questa è la norma, non l’eccezione), resto comunque consapevole del fatto che, nell’apparenza duale, il partner e il cibo sono separati da me e quindi posso unirmi a loro anche fisicamente.

Nella dualità ognuno di noi ha un avversario, che è lo stesso per tutti, anche se per ognuno assume sfaccettature differenti.
Per quanto possa far parte d’una dualità illusoria, esso è perfettamente reale e capace d’influire sulle nostre vite, così come lo sono il sesso e il cibo. Il punto, semmai, è capire qual è la natura di tale avversario e utilizzare tale natura per operare un risveglio interiore.

L’avversario c’inganna ogni giorno facendoci credere che il nemico si trova all’esterno, in una situazione o in una persona, anziché all’interno, nella nostra natura reattiva. L’avversario è conosciuto sotto differenti nomi: Satana, il Principe del Mondo, il Signore della Dualità... è reale e ce ne mettono in guardia tutte le religioni. Il Male non è un personaggio sulfureo con le corna, bensì un’energia molto potente che ci costringe a re-agire al mondo esterno, tenendoci prigionieri della dualità.

Nel momento in cui vinciamo il nostro impulso a reagire meccanicamente interrompiamo il segnale che proviene dalla matrice duale (la matrix) su cui è costruita la realtà apparente. La matrice, infatti, si trova nelle mani del Principe del Mondo (“Vedi tutti questi regni ricchi e potenti, sono miei: a me sono stati dati e io li do a chi voglio,” pronuncia Satana quando tenta Gesù nel deserto). Ogni volta che cediamo alla tentazione di re-agire – divenendo schiavi della rabbia, del sesso, dell’ingordigia, dell’avarizia, di impulsi egoistici, ecc. – stiamo fornendo energia alla matrix satanica.

Non possiamo passare dalla schiavitù alla libertà in un solo giorno, smettendo di reagire e svincolandoci per sempre dalla matrice. Il trucco sta nel riuscire a rimandare la reazione il più a lungo possibile. È imperativo trovare il coraggio di interrompere il segnale almeno per pochi secondi, durante i quali tratteniamo dentro di noi l’imbarazzo per un commento ricevuto, la rabbia verso un comportamento scorretto, la gratificazione per un complimento o l’impulso sessuale. In quei pochi secondi ci sottraiamo all’influenza della matrice. È essenziale avere fede che non abbiamo niente da perdere a non reagire, bensì tutto da guadagnare.

Nel trattenere la reazione meccanica al nostro interno – limitando per quanto ci è possibile la manifestazione esteriore del disagio che proviamo – sentiamo che il Fuoco si accumula dentro di noi pervadendo i nostri corpi sottili. Il malessere che avvertiamo è il dolore del galeotto che prova a liberare i polsi dalle catene!

La libertà impone un prezzo da pagare.
Tentare di sottrarvi al dominio della matrice satanica vi farà sicuramente male.
Non si evade dalla prigione mettendosi a meditare comodamente nella propria cella, satura di profumo d’incenso.
I bravi marinai non si forgiano su mari tranquilli.

... ... ... continua nel prossimo post.

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