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sabato 9 gennaio 2021

La sensazione di esserci

 La prima cosa di cui vi accorgete quando entrate in un differente livello di coscienza è che non siete voi a pensare, ma sono i pensieri ad apparire nella vostra testa e ad attirare la vostra attenzione. Osservatevi bene, perché l’autentica auto-osservazione è la chiave per la liberazione. Quando sorgono i pensieri voi ci siete già, siete sullo sfondo, altrimenti A CHI apparirebbero i pensieri? Come fareste ad essere coscienti dei pensieri – come fareste ad accorgervi di essi – se voi non foste LO SCHERMO su cui essi appaiono? Quando DIVENTATE quello schermo... tutto diviene straordinariamente chiaro.


Il dilemma - ancora irrisolto - dei neuroscienziati e di tutti gli studiosi della coscienza è proprio questo: i pensieri, le azioni, le esperienze della vita in generale... potrebbero esserci anche senza qualcuno che ne è cosciente. Allora perché esiste la consapevolezza di esistere? Anche un robot può compiere azioni, fare calcoli e produrre frasi di senso compiuto, ma dentro non c’è nessuno che ne è cosciente. Un computer può anche giocare a scacchi e vincere... ma dentro non c’è nessuno a cui gliene importa qualcosa! Da dove deriva – e cosa è – questa strana sensazione di essere coscienti? Nei neuroni non l’hanno ancora trovata.

Ciò che non potrà mai esserci – per definizione – in un computer, per quanto sofisticato esso sia, è l’INTENZIONALITÀ: vinco la partita di scacchi perché VOGLIO vincerla, perché mi interessa, perché PER ME è gratificante, non solo perché ho una capacità di calcolo che mi permette di superare in maniera meccanica un essere umano.

Altro aspetto che non potrà mai esserci – per definizione – in un computer è il PUNTO DI VISTA. Questo è un altro problema che rende insonni i neuroscienziati e i filosofi della coscienza. Il software esegue calcoli, operazioni e, se si tratta di un robot, anche azioni nell’ambiente circostante (potrebbe arrivare a guidare una macchina nel traffico, fare sesso o dirigere un’azienda), ma non ha un punto di vista, ossia non c’è nessuno lì dentro che guarda il mondo da una prospettiva particolare. Non c’è un IO. L’io, ossia la sensazione di esistere, è il valore aggiunto dell’essere umano.

Avere un punto di vista non significa “pensare in un certo modo riguardo il mondo”, ma guardare il mondo a partire da una prospettiva che ha una sua collocazione topografica; in altre parole, non solo c’è un robot che compie azioni anche molto complesse e magari impartisce ordini a degli esseri umani che lavorano per lui, ma c’è QUALCUNO che guarda il mondo dall’interno di quello specifico robot, qualcuno che pensa: «Io esisto e sto impartendo ordini a un essere umano» e non lo pensa perché qualcun altro lo ha programmato per farlo, ma perché lo sente.

Torniamo a noi e al nostro lavoro su noi stessi. Il prossimo pensiero che apparirà sullo schermo della coscienza, lo avrete VOLUTO voi oppure, semplicemente, vi limiterete a prenderne atto? Esiste un soggetto che vuole il pensiero oppure esiste solo la COSCIENZA che testimonia l’attività autonoma e meccanica del pensiero? La liberazione è l’identificazione con questa SENSAZIONE DI ESSERCI, che fa da sfondo alle azioni e ai pensieri. Quando l’identificazione è completa, l’attività dei pensieri meccanici cessa.

Salvatore Brizzi

[Il mondo è bello, siamo noi ad esser ciechi]

 

 

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martedì 29 dicembre 2020

Antitaccheggio

 Stamattina sono andato in farmacia a comprare la mia scorta di integratori (un multivitaminico che contiene anche sali minerali, poi omega 3, vitamina D, vitamina C e melatonina). Come ho già detto in altre occasioni (L’alimentazione nel percorso spirituale e In difesa di Adriano Panzironi), dal momento che mangiamo cibi oramai quasi totalmente privi di ogni principio nutritivo – si sono ridotti ad essere i vuoti sarcofaghi di ciò che in passato erano proteine, sali minerali e vitamine – gli integratori sono divenuti indispensabili per restare sani e non ammalarsi alla prima influenza – e in questo periodo direi che è essenziale. La dimostrazione dell’efficacia di una giusta integrazione nel sostituire la maggior parte delle medicine in commercio è avvalorata dal fatto che proprio negli ultimi mesi, chiunque abbia proposto l’integrazione di vitamina C e D come prima barriera a qualunque infezione virale... è stato ridicolizzato e avversato in ogni modo dai “media di regime”.

Ribadisco che ogni integratore va utilizzato in maniera ciclica, con lunghi periodi di sospensione (per esempio, io non prendo la vitamina D da inizio maggio a fine settembre, e faccio delle pause anche durante gli altri mesi), in quanto l’organismo con il tempo si abitua all’integrazione e tende a perdere la capacità di estrarre tali sostanze dai cibi o di sintetizzarle al proprio interno. Se non vogliamo che nel nostro organismo si atrofizzino tali capacità, non possiamo fornirgli in maniera continua i principi nutritivi attraverso delle pasticche.


Ma in realtà non è questo l’argomento di oggi. Mentre ero in coda in farmacia – orgoglioso del mio distanziamento e della mia mascherina tirata su fino all’attaccamento dei capelli – una ragazza si aggirava in maniera sospetta presso gli scaffali dei cosmetici. Ne prende uno, si guarda intorno e lo posa, ne prende un altro, si guarda intorno e lo posa. Cambia scaffale e ricomincia. Una delle farmaciste si accorge di questo comportamento anomalo e con un’occhiata avvisa la collega di stare attenta. In pratica, la ragazza cercava la posizione e il momento adatto per mettere un cosmetico nella borsetta e uscire. Le farmaciste avevano già assistito a numerosi casi simili, ma anch’io avevo subito riconosciuto quel comportamento, in quanto, fra i mille lavori che ho svolto in passato (ricordatevi che ho cinquant’anni), ho fatto anche il servizio di antitaccheggio per il supermercato La Rinascente di Torino, quello storico di via Lagrange.

Dopo il servizio svolto nei Carabinieri Paracadutisti del Tuscania, per alcuni mesi ho cercato lavoro nelle agenzie di security che formavano le Guardie Giurate e offrivano il relativo servizio di antitaccheggio nei supermercati oppure il servizio di pedinamento (il marito che fa pedinare la moglie o viceversa). Solo su quest’ultima attività potrei scrivere un intero libro, basato sulle storie che mi raccontavano i miei colleghi che facevano i pedinamenti... soprattutto delle mogli, su commissione dei mariti! Le donne tradivano di più, ma gli uomini, quasi sempre, venivano sorpresi non tanto a tradire con un’amante, bensì ad andare a prostitute. E quasi sempre venivano perdonati dalle mogli, le quali al momento di staccare l’assegno per pagare l’agenzia, affermavano che alla fine non avrebbero detto niente ai loro mariti. È giusto? Non è giusto? Forse è un comportamento che deriva da una sorta di senso di colpa («Se fa così, non è perché non mi vuole bene, ma forse perché io non lo soddisfo abbastanza!»). Cosa avreste fatto voi sapendo che vostro marito va con le prostitute? Potremmo aprire un dibattito infinito. Per questo motivo vi dico che ci sarebbe da scrivere un intero libro solo su questo avvincente argomento!

Io e la mia collega, invece, giravamo in borghese fra i vari piani del supermercato in cerca di comportamenti sospetti e facce equivoche. Ovviamente, gli zingari ci individuavano subito e uscivano delusi dal supermercato; infatti i nostri obiettivi erano altri: insospettabili signore sulla cinquantina oppure adolescenti che si muovevano in gruppo. Quasi mai dovevamo fermare uomini. Secondo la mia esperienza, le donne rubano nei supermercati molto più degli uomini. Invece nelle rapine per strada o nei furti da appartamento le donne non compaiono nemmeno.

Non avete idea delle capacità che si sviluppano svolgendo un lavoro del genere. La mia collega era in grado di capire, osservandolo già all’ingresso, chi avrebbe provato a rubare e chi no, da come si muoveva e da come si guardava intorno. E ricordatevi che queste capacità restano registrate nell’anima, esattamente come ogni altra capacità che acquisiamo nella materia. Se oggi possiedo una certa attitudine all’osservazione delle persone, lo devo anche – e forse soprattutto – a quel lavoro, non agli esercizi di esoterismo.

Negli anni ’90 i sistemi di sicurezza non erano gli stessi di oggi, per cui vedevamo le cose più incredibili: la maggioranza delle donne si limitava a rubare i rossetti e le creme (non avete idea di quanti erano i tentativi di furto... almeno una decina a ogni turno di lavoro, per ogni giorno della settimana), ma c’erano quelle che indossavano cinture o berretti e provavano a uscire senza pagare. Fazzoletti, guanti e foulard erano fra i più gettonati.

Alcune andavano negli spogliatoi e si mettevano addosso di tutto, tentavano di rubare calze, reggipetto e mutande. Nelle giornate di maggior affluenza eravamo in sei (tre coppie, di solito un uomo e una donna) a lavorare per l’antitaccheggio. Non ho idea di come sia la situazione oggi, ma all’epoca era una vera e propria sfida... ed era anche piuttosto divertente!

Perché vi racconto questi fatti? Per dare una risposta a chi mi chiede: «Brizzi, perché ci stanno accadendo queste cose? Perché l’essere umano si è ridotto ad essere uno schiavo del sistema, ormai privo dei diritti più elementari? Lo Stato decide che non possiamo più darci la mano e che in certi giorni non possiamo uscire di casa. Come è potuto accadere tutto questo? Come è possibile che ci siamo ridotti così?» La mia risposta è: perché è esattamente quello che l’essere umano – e l’italiano in particolare - merita. L’essere umano medio staziona a un livello di coscienza infimo e quindi non è giusto che venga trattato come un uomo libero e responsabile. Voi vi appellate alla figura di un generico “essere umano” che è totalmente astratta e non corrisponde a ciò che poi sono i singoli individui nella realtà di tutti i giorni.

La grande maggioranza delle persone che incontriamo per strada, ha un modo di pensare e agire per cui meriterebbe di essere in galera. Lo dico senza giudizio, cogliendo la perfezione di ogni singolo comportamento, tuttavia questa è la realtà e non dobbiamo mai dimenticarcene. Fra noi e chi ci precede in coda alla cassa del supermercato potrebbero esserci milioni di anni di differenza evolutiva. Noi sopravvalutiamo il livello evolutivo del terrestre medio, ma i fatti che avvengono nel mondo ci riportano continuamente alla realtà. Se in questo periodo molti si sentono in prigione... forse è perché meritano di essere in prigione. Questo mi fa venire in mente chi accusa la Chiesa di aver creato la repressione sessuale. Ma voi lo sapete che nel medioevo gli esseri umani si accoppiavano per strada... come gli animali... e spesso con gli animali? Siete sicuri che la repressione sessuale sia stata un danno per l’umanità? Non mi dovete rispondere, sono solo spunti di riflessione.
Dagli integratori dietetici, ai furti nei supermercati, ai pedinamenti e i tradimenti, fino alla sessualità repressa... di spunti per riflettere ne avete.

Salvatore Brizzi

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domenica 20 dicembre 2020

Babbo Natale esiste davvero

Dal momento che quest’anno saremo chiamati a un Natale più interiore e meno esteriore rispetto al solito, direi che è giunta l’ora di chiarire una volta per tutte la questione dell’esistenza di Babbo Natale anche dal punto di vista esoterico.


BABBO NATALE ESISTE DAVVERO. Spiegatelo ai vostri figli, anche a quelli più grandi. Babbo Natale è la trasposizione materiale simbolica dello Spirito del Natale, che è un deva (=un angelo), il quale si muove dai piani più elevati dell’esistenza e scende nella materia per portare GIOIA ai bambini e VOLONTÀ DI BENE all’umanità intera. Ovviamente, viene sentito maggiormente da quelle tradizioni che ne riconoscono l’esistenza (non solo Europa e Nord America, ma anche America Latina e, nelle sue varie declinazioni - il Vecchio del Natale - giunge fino in Giappone, Corea e Filippine).

Il portale da cui passa per poter volare sulle città si trova al Polo Nord. È un deva, quindi non ha bisogno di una vera slitta e delle vere renne per volare, ma la forma con cui gli iniziati possono vederlo è una massa di luce che ricorda in effetti una slitta trainata da animali. Nel suo compito viene aiutato da una schiera di deva minori che appaiono nello stesso modo. Il suo viaggio – la discesa dal Polo Nord – avviene nella notte di Natale, ma lo Spirito del Natale si avverte in maniera intensa da due giorni precedenti a due giorni successivi, per un totale di cinque giorni, tuttavia ogni 21 dicembre si apre un importante portale per il quale vale lo stesso discorso, per cui lo Spirito aleggia al massimo della sua intensità dal 19 fino al 27 dicembre. In ogni caso, in tutto il periodo delle feste natalizie, se si possiede un minimo di sensibilità, si può avvertire la presenza di uno spirito differente nell’aria.

I cosiddetti “regali di Natale” rappresentano simbolicamente le infusioni di “emozioni superiori” – la GIOIA – portate dallo Spirito del Natale nelle anime dei bambini e, nella misura in cui si aprono alla loro anima, anche in quelle degli adulti. Lo Spirito del Natale distribuisce in giro per il mondo pacchetti di GIOIA, ma poi sta a noi conservarli nel nostro Cuore per tutto l’anno oppure pensare che si tratti di una leggenda o di una trovata commerciale!

La figura di Babbo Natale a un certo punto è stata associata a San Nicola, ma in realtà non c’entra nulla. È stato unicamente un tentativo di portare nella materia – nel mondo del conosciuto – qualcosa che ai più restava inspiegabile. La prima falsificazione è quindi stata storica, la seconda è stata commerciale: ancora oggi ci sono persone che affermano che Babbo Natale sia stato inventato dalla Coca Cola. Queste persone sono inconsapevoli complici della desacralizzazione della realtà in atto oramai da secoli, tuttavia comprendo che essi, scrivendo questi articoli, fanno ciò che possono con lo scarso materiale mentale che la natura ha messo loro a disposizione!

L’albero di Natale rappresenta l’ascesa verso i mondi superiori attraverso l’apertura dei sette chakra. Un albero di Natale fatto bene dovrebbe evidenziare sette palle o luci disposte in verticale che si distinguono dagli altri addobbi.

Alla base dell’albero i bambini dovrebbero lasciare qualche carota per le renne e un bicchiere di latte e qualche biscotto per Babbo Natale. Da un punto di vista magico/esoterico questo è un piccolo rituale che rappresenta la volontà del bambino di accogliere in casa sua – nel suo Cuore – lo Spirito del Natale. Ovviamente i genitori devono farli sparire prima che i bimbi si sveglino. Le carote possono essere conservate e poi consumate nei giorni successivi, il latte e i biscotti li possono consumare i genitori durante la notte, possibilmente – se la moda ateistica dell’epoca moderna non li ha completamente rintronati – recitando una preghiera di ringraziamento per la GIOIA che lo Spirito del Natale sta portando (va bene anche il classico Padre Nostro, l’unica preghiera data da Gesù nel Vangelo). Ci tengo comunque a precisare che l’attività svolta dallo Spirito del Natale durante quella notte, di per sé non ha nulla di religioso, in quanto avverrebbe comunque, indipendentemente dalla celebrazione della nascita di Gesù.

Vestirsi da Babbo Natale per portare i regali non è indispensabile, anzi, solitamente è fuorviante, in quanto è più utile che il bambino entri in contatto con l’idea di uno Spirito invisibile che aleggia sulle città durante la notte, il quale non può essere visto da nessuno, piuttosto che riduca tutto a un uomo vestito di rosso e con la barba bianca che porta sulle spalle un sacco pieno di regali.

Non siate come quei genitori che in seguito raccontano ai loro figli che Babbo Natale non esiste... solo perché loro – o i nonni – si vestivano da Babbo Natale... e quindi credevano essi stessi che fosse tutta una menzogna. Gli stessi che poi magari raccontano che invece gli avvocati, i commercialisti, i ragionieri e i notai esistono veramente!

Se lo avete fatto, andate dai vostri figli – qualunque età abbiano oggi – e dite loro che vi siete sbagliati, che eravate ciechi. Non avete idea della delusione che provano i bambini quando dite loro che Babbo Natale era un parente travestito (perché loro, nel loro Cuore, sanno che non è vero) e non avete idea del balsamo che riceveranno quando direte loro che vi siete sbagliati, indipendentemente dal fatto che oggi, sul piano esteriore, siano rimasti intrappolati nel pensiero desacralizzato moderno e siano divenuti anche loro dei materialisti convinti. Fate anche il contrario: andate dai vostri genitori e dite loro che si erano sbagliati: Babbo Natale esiste davvero! Questi sono atti psicomagici: fateli. Tutto si può aggiustare.

Salvatore Brizzi

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