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venerdì 3 aprile 2020

Il Signore è il mio pastore


Voglio dedicare questo articolo all’interpretazione del Salmo 23 di Davide, uno fra i più belli e famosi dell’Antico Testamento. Un Salmo che dopo migliaia di anni è ancora capace di ispirare le coscienze.

Questo è il testo:
«Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo
vincastro mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni».

«Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla».
L’apertura del Cuore e l’espansione della coscienza che ne deriva, fa sì che io mi senta guidato da Dio in tutte le mie azioni. Questo è il significato del sentire Dio come il proprio pastore. Non ha nulla a che vedere con la sottomissione a un’entità superiore, perché nel momento in cui mi identifico con la mia anima quell’entità la sento al mio interno.

L’ammissione che la vera saggezza si trova in Lui e non in me, mi fa desiderare di elevare la mia anima fino a Lui... per essere condotto sul giusto sentiero. Ed Egli guiderà il mio pensiero e la mia mano. La Sua azione è perfetta e mi condurrà dove meglio posso servire e dove meglio posso crescere. Signore fa che io sia una benedizione per il prossimo.

Non temo più l’errore, perché le mie idee sono le Sue idee e le mie decisioni sono le Sue decisioni. Nell’essere Suo servitore io mi glorifico e mi metto al riparo.

Nell’essere tutt’uno con la mia anima e con Dio, sento il Cuore entrare nell’abbondanza. Allora è normale per me affermare: non manco di nulla. Il Signore vuole che io sia veicolo di prosperità e non di mancanza. Cos’altro potrei volere di più, che Lui già non vuole per me?

L’abbondanza dell’Universo non ha fine. E Dio la mette a nostra disposizione tutta... ogni giorno. Ogni mattina Egli attende il nostro risveglio con le mani ricolme di doni, ma noi possiamo cogliere solo ciò che siamo in grado di dare.

Anche in mezzo alla carestia io sarò prospero, perché ricolmo del desiderio di servirLo. Giuro di accogliere l’abbondanza tutti i giorni della mia vita e in ogni campo del mio agire.

«Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza».

L’apertura del Cuore mi permette di sentirmi sicuro anche nelle zone più malfamate di una città, poiché la sicurezza che deriva dall’anima mi fa sentire a casa mia ovunque. Il Suo caldo abbraccio mai mi abbandona e io avanzo senza timore, facendo da guida per chi mi segue attraverso le tenebre. Sono avvolto e protetto dalla Sua onnipotenza.

Il male non esiste. Il male non è una persona o una situazione. Esso è un difetto del mio sguardo che si verifica quando smetto di tenere il mio sguardo focalizzato su Dio. Giuro che da oggi vedrò unicamente Dio in tutte le cose e tutte le persone e mi sentirò sempre al sicuro.

«Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni».

Il mio Cuore mi fa sentire Dio e questo sentire mi dà felicità e grazia ad ogni istante. Avere il Cuore aperto significa abitare nella “Casa del Signore” o dimorare nel “Regno dei Cieli”. E chiunque entra in contatto con me sente il Fuoco della Casa del Signore e sa che non viene da me, ma viene da Dio.
Giuro di lasciar andare ciò che ero ieri e di non aver paura di ciò che verrà domani, poiché solo il presente esiste e il presente è di Dio.




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Salvatore Brizzi
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mercoledì 1 aprile 2020

Ripartiamo!


La settimana scorsa, in un’intervista sull’Avvenire Renzi ha detto una cosa coraggiosa, in controtendenza e intelligente:
«Bisogna consentire che la vita riprenda. E bisogna consentirlo ora. Sono tre settimane che l'Italia è chiusa e c'è gente che non ce la fa più. Non ha più soldi, non ha più da mangiare. I tentacoli dell'usura si stanno allungando minacciosi, specialmente al Sud. Serve gradualità, serve il rispetto della distanza - incalza Renzi - ma bisogna riaprire. È un quadro terribile. È un quadro vero. E allora insisto: l'Italia non può stare ibernata per un altro mese perché così si accende la rivolta sociale.»

È quello che ho sempre pensato io.
A mio parere, le misure messe in atto non provengono dal piano razionale, bensì da quello emotivo, per cui non sono proporzionate alla reale entità dei fatti. Tutti prendono decisioni mossi dalla paura e dalla fretta, influenzati dal bombardamento mediatico, il quale ha una sola parola d'ordine: terrorizzare. Renzi fa anche notare – e mi trova d’accordo – che con questo virus dovremo convivere per almeno un anno. Ci saranno sicuramente altri morti, ma questo non può condizionare le scelte d’una nazione, la quale sta per essere messa letteralmente in ginocchio.

Continua Renzi: «Per un anno non ci daremo più la mano. Non staremo più attaccati nelle tavolate in pizzeria, si andrà al cinema e al teatro mantenendo la distanza di sicurezza. Si eviteranno i posti affollati e si lavorerà di più da casa. Si vivrà diversamente, ma si vivrà. Bisogna ripartire, però.»

Probabilmente lui tiene conto di alcune notizie su cui i media tendono a glissare: in Italia – e in particolare al Sud – ci sono centinaia di migliaia di persone che vivono di espedienti, che danno da mangiare alle loro famiglie grazie a lavoretti occasionali; questo significa che in questo momento ci sono centinaia di migliaia di persone che hanno già il problema del cibo. Lo so... questo magari non interessa la maggior parte delle persone che legge questo articolo. Magari voi potete resistere per qualche mese, quindi gridate alla gente di restare a casa. Ma non tutti possono continuare a lavorare da casa (anzi... molto pochi) e non tutti quelli che hanno chiuso il loro negozio possono permettersi di vivere di rendita per qualche mese (anzi... molto pochi). E soprattutto... chi viveva di lavoretti, non ha più da mangiare.

Le scelte devono sempre essere di ordine POLITICO, non di ordine SANITARIO. Il comitato tecnico sanitario deve fornire dei dati, ma mai, in nessun caso, può decidere come deve reagire una nazione a un’emergenza. Questo è un compito che spetta al leader. Ma quando il capo d’una nazione non è anche un leader, allora si affida ai comitati per fare le sue scelte, per cui, anche se sulla carta la decisione ultima è la sua, le pressioni dei sanitari e dei media sono così forti che solo un uomo dotato d’uno straordinario Fuoco interiore può decidere di ignorarle.

Un vero leader invece farebbe scelte politiche, in quanto deve avere sempre ben chiara in mente una VISIONE per la sua nazione, un FUTURO per il suo popolo. Conte invece ripete come un mantra «La nostra priorità è sempre la salute dei cittadini». Mette cioè sullo stesso piano il futuro d’un’intera nazione con i morti per l’influenza covid-19. Si focalizza su ciò che ha sotto il naso in questo momento e non guarda (o pensa che siano oramai inevitabili) le conseguenze future. E non lo sto criticando per partito preso, probabilmente un altro al suo posto avrebbe fatto lo stesso, in quanto da tempo non abbiamo più veri leader politici su nessun fronte.

Quando un leader decide di entrare in guerra, non lo fa certo per salvaguardare la salute dei suoi cittadini. Ritiene che centinaia di migliaia di vite siano sacrificabili, pur di difendere la libertà e il futuro della sua nazione. E i cittadini accettano: “molti di noi moriranno, ma alla fine ci saremo difesi dall’invasore e avremo ancora un futuro per i nostri figli”. E stiamo parlando del sacrificio di 20enni in piena salute, non di 70enni. Se l’Italia esiste è perché qualcuno prima di noi la pensava in questo modo. Qualcuno prima di noi metteva la libertà prima della sua stessa vita. Ma noi non siamo degni di questa eredità spirituale.

Questo discorso vi appare cinico? Forse lo è. Ma sapete... io sono uno all’antica, come maestra ho avuto Victoria Ignis, non un virologo. Ma il mio cinismo è direttamente proporzionale alla vostra ipocrisia. Più di 400mila persone muoiono di malaria OGNI ANNO. A volte qualche decina di migliaia in più, a volte qualche decina di migliaia in meno. Solo nel 2018 sono morte 770mila persone di Aids. Ma parliamoci chiaro... non ve ne frega un emerito cazzo.

Questo mio appello alla ripresa, seppur graduale, delle attività rimarrà inascoltato, così come quello di Renzi, che sul piano mediatico ha un’influenza ben maggiore della mia. Ma io ho voluto dirvelo, in quanto ci tengo che sappiate come la penso, poiché magari molti di voi la pensano nello stesso modo... ma credono di essere stupidi o senza Cuore e si vergognano di manifestare le loro idee a causa del “senso di colpa mediatico” cui siamo un po’ tutti soggetti. Beh... sappiate che è proprio il vostro Cuore che vi fa dire: “meglio morire ma continuare ad avere un futuro”, che può sembrare un paradosso, ma non lo è, fidatevi.

«E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna.» Mt 10,28






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