Io vivo per il mio Signore e il mio Signore vive attraverso me.
Il mio corpo è la Sua carezza nel mondo, la mia mente è la Sua spada in battaglia.
Diventa Maestro della Fuga. La vera libertà non è libertà di fare, ma libertà dal fare.
Lo Sciamano e la Sciamana usano la follia controllata per trovare la Porta quando ancora sono in vita. Nella setta dei Senza Sonno si imparava presto l’Arte di Fermare il Mondo portando l’attenzione totale sull’Istante, su ogni singola azione.
Sviluppa lo sguardo della Strega e dello Stregone. Hai mai scrutato nei loro occhi? È un atto di estremo coraggio, poiché non puoi farlo se non accetti di essere scrutato a tua volta. Conoscono l’Arte di Fermare il Mondo, il loro Universo è immobile ed essi ne dispongono come vogliono. I demoni li temono e ne diventano schiavi, gli Dei li rispettano.

Ricordi la frase che pronunciò Draco Daatson quando scese dalla montagna dopo tre anni di solitudine?
“Io sono il Figlio del Momento.”
Disse solo questo agli uomini e alle donne che lo avevano atteso per tre anni accampati ai piedi della montagna. Ne erano rimaste solo poche decine, i più fedeli. Il tempo aveva compiuto impietosa selezione. A loro non era necessario dire altro. Smontarono le tende, presero le armi e lo seguirono. Avevano riconosciuto il cambiamento avvenuto nel condottiero che li aveva guidati in battaglia per anni, inconsciamente sentivano di avere di fronte un essere che aveva vinto Cronos.
Da quel momento – parto di un comando silente – nacque la setta dei Senza Sonno.
E il Vril cominciò a scendere su di loro.
Victoria Ignis smise un istante di parlare, mi guardò (con lo sguardo da strega)... e inaspettatamente cominciò a dettarmi delle indicazioni:
Tieni il corpo fermo e SENTILO.
Inabissa la tua coscienza in esso. Sentilo vibrare. Pervadilo con tutta la PRESENZA di cui sei capace. Non è necessario che ti poni in una posizione meditativa o che chiudi gli occhi, puoi farlo anche adesso, in piedi di fronte a me. Entra in uno stato di »ricordo di te«, porta l’attenzione sia al corpo che a te stesso che osservi il corpo. Percepisci il tuo ESSERCI come abitante consapevole del corpo.
Ora inizia a muoverti lentamente – un braccio, una gamba, la testa – continuando a sentirti presente nel corpo. Non distrarti, resta in »attenzione divisa«, c’è il tuo braccio che si muove e TU presente a te stesso mentre il braccio si muove. Non lasciare che i movimenti avvengano meccanicamente.
Seguivo le sue istruzioni. Ma evidentemente stavo ancora sbagliando qualcosa...
Sei concentrato sul tuo corpo, ma questo non mi basta!
Non solo puoi essere concentrato sul tuo corpo, senza pensare ad altro, ma puoi essere consapevole di te – del tuo esserci – mentre osservi il corpo che si muove. E questo fa la differenza. Altrimenti è solo meditazione. Non siamo qui per fare meditazione, ma per costringerti al risveglio!
La prima nascita di un uomo è meccanica, la seconda – quando c’è – è cosciente.

A un certo punto la ghiandola pineale cominciò a scaldarsi, il mio corpo cambiò vibrazione ed entrai in uno stato di totale PRESENZA. La prima cosa che mi impressionò fu che non dovevo più sforzarmi per riuscire a »ricordarmi di me«. Ero lì con tutto me stesso e basta. Rilassato e lucido. L’idea stessa di sforzo mi appariva assurda. Muovevo il mio corpo come un astronauta in camminata lunare. Una sensazione davvero insolita che entro pochi secondi sfociò in un moto di Gioia.
Ero contento. Tutto era diverso, tutto era chiaro, tutto era semplice. Sperimentai un’apertura di Cuore come mai l’avevo vissuta. Iniziai a singhiozzare per la commozione. Ero davvero felice di essere lì, in quell’istante, totalmente, con tutta la mia coscienza a disposizione.
Ero vivo. E ciò mi stupiva più di ogni altra cosa, in quanto io mi ero sempre creduto vivo, mentre adesso toccavo con mano la differenza fra lo stato di “vera vita” e quello in cui ero sempre stazionato nel corso della mia non-vita. Mi appariva atrocemente chiaro che fino ad allora ero stato un morto-vivente, uno zombie... senza sospettarlo. Quanto erano stupidi i tentativi della scienza di prolungare la vita fisica di un uomo, che senso avrebbe un “cadavere vivo” di duecento anni d’età? Ma solo adesso comprendevo questa differenza.
Adesso possiamo parlare la stessa lingua – riprese Victoria Ignis – e posso raccontarti la storia di una battaglia mitica.
Draco Daatson in breve tempo costituì un piccolo esercito di mercenari intorno a quel primo nucleo di arditi. Insegnò loro l’Arte di Fermare il Mondo – che consentiva ai guerrieri di vivere solo l’Istante e canalizzare il Vril, lo Spirito – e li portò a combattere per tutte le terre allora conosciute. Non erano mossi da desiderio di denaro o possedimenti, combattevano solo per conoscere se stessi, per affinare la loro Arte, per forgiare l’anima, per diventare IMPECCABILI.
Al culmine della loro preparazione combatterono uno scontro mitico. Fuori dalla Città dalle Porte d’Oro la setta dei Senza Sonno affrontò l’Orda Furiosa guidata da Báleygr, guerrieri che si diceva fossero stati vomitati direttamente dalla bocca del dio Wotan.
Secondo l’usanza di allora i due eserciti schierati dovevano correre uno contro l’altro brandendo le armi fino a scontrarsi. La forza d’urto veniva considerata un fattore decisivo per l’esito del confronto. Ma Draco Daatson a quel punto compì il suo capolavoro massimo:
“Un metro al minuto.” Aveva ordinato ai suoi uomini prima che giungessero sul campo di battaglia... senza armi.
Invece di correre urlando e gettarsi sulle orde avversarie, una volta schierati cominciarono ad avanzare molto lentamente, meno veloci di un bradipo, in perfetto silenzio, interiore ed esteriore.
“Un metro al minuto. Come una tigre acquattata fra l’erba alta in vista della preda, con il solo rumore che fa l’albero quando cresce.”
Quando Báleygr e la sua Orda Furiosa si trovarono a poche decine di metri di distanza, realizzarono cosa stava accadendo. Rallentarono la loro corsa, le urla impetuose e il frastuono delle armi si placarono... e poi si fermarono a osservare in silenzio. Uno spettacolo surreale si presentava ai loro occhi: l’esercito di Draco Daatson, congelato oltre il Tempo, avanzava quasi immobile, al rallentatore. Non un rumore, non una voce, non un pensiero o un’emozione potevano udirsi su tutta la pianura. Con movimenti lenti e precisi, accompagnati da una respirazione coordinata, si spingevano verso l’esercito nemico... un metro al minuto.

Se un solo uomo o una donna del suo esercito avessero provato un moto di paura, un attimo d’esitazione o di sfiducia... se Draco Daatson o uno dei suoi guerrieri avessero tentennato, perdendo il CENTRO per un solo istante... sarebbe stata la strage. L’avversario avrebbe percepito una breccia nella loro essenza, una falla nella loro integrità... e si sarebbe gettato su di loro lacerandone i corpi.
Ma non accadde.
Báleygr era un condottiero valoroso e intelligente, che guidava guerrieri impavidi, rispettati da un capo all’altro delle terre emerse. Capì subito di trovarsi di fronte a qualcosa di non-umano. Riconobbe la portentosa irradiazione del Vril che emanava da quell’esercito, in quanto anche lui ne era un canale.
Lasciò cadere Naegling, la sua spada, si sedette sull’erba e restò a lungo in silenzio, a occhi chiusi, a fiutare le schiere nemiche con i suoi sensi sottili, sperando di cogliere nel vento anche una sola vibrazione di paura o esitazione, che avrebbero potuto giustificare il suo immediato, fatale attacco.
Ma dovette rimanere deluso. Allora fu colto da un sentimento di sconforto e profondo rispetto. Capì che quella di Draco Daatson voleva essere una dimostrazione di Forza senza spargimento di sangue. Erano riusciti nell’Arte di Fermare il Mondo. Si rese conto che guerrieri in grado di fare questo – con un tale livello di dominio sulla propria natura inferiore – in un confronto reale avrebbero annientato il suo esercito fino all’ultimo uomo.
Si sollevò, si voltò verso i suoi generali: “La battaglia è persa! – pronunciò – Questo esercito ci è superiore!”. I generali increduli si scrutarono l’un l’altro.
[I demoni li temono e ne diventano schiavi, gli Dei li rispettano.]
...continua.
Salvatore Brizzi
NON DUCOR DUCO
(non vengo condotto, conduco)
(questo è il libro nel quale ho parlato per la prima volta di Draco Daatson e Victoria Ignis)
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