Nel 1998 ho abitato per un anno in un palazzo del controviale di cso Regina Margherita, nella zona di Porta Palazzo, ufficialmente conosciuta come pza della Repubblica. Qui si trova il mercato all’aperto più grande di Torino ed è una delle zone più malfamate della città; quasi ogni giorno c’è qualcuno che viene picchiato, accoltellato o ferito con bottiglie rotte. Era così allora ed è così oggi.
Victoria Ignis quella notte era venuta a trovarmi per propormi “un affare”.
Una volta scesi in strada mi indicò un portone che conoscevo bene.
Vedi quel portone? Lì c’è un gruppo di extracomunitari che spaccia eroina. Adesso tu entri e contratti un acquisto per cinquantamila lire.
“Sei matta! È rischioso entrare in un posto così, se ti accoltellano non c’è nemmeno qualcuno che ti vede... e poi io adesso non ce l’ho quella cifra...”.
Questo non è un problema... perché tu non pagherai. Lo scopo è farti consegnare da loro la merce e andare via senza tirar fuori una lira.
Non credevo alla mie orecchie. Victoria Ignis voleva suicidarmi!
Non ti lascerò da solo, ci sarò anch’io... in zona.
Non m’importa come fai, ma devi fartene consegnare una dose da cinquantamila, senza dare nulla in cambio. Una volta al sicuro con la merce, la buttiamo.
“Cosa significa che sei in zona? Se mi tagliano la gola... tu sei in zona? Cosa fai... vieni a transennare la scena del delitto?”
Hai paura di morire?
“Certo! Tutti hanno paura della morte. Ho paura che mi facciano del male... e anche tanto male”.
Allora fai rivivere dentro di te quanto ci siamo detti tempo fa. Loro sono all’interno, non all’esterno, per cui ti faranno solo ciò che tu vuoi che ti facciano. Sono i tuoi complici non i tuoi avversari... e si comporteranno come tu hai bisogno. Tu crei il mondo che meriti... nella Gioia e nel dolore.
A guardia degli strati più elevati dell’Esistere ci sono demoni millenari che personificano i tuoi timori, le tue incompletezze. Il grado di paura della morte di cui sei schiavo oggi, decide su quale gradino dell’Esistenza potrai collocarti in futuro.
Tutti hanno paura della morte, dici. Ma tu distinguiti. Non mostrarti povero per paura di offendere i poveri. Non mostrarti ignorante per paura di offendere gli ignoranti. Non zoppicare davanti agli storpi credendolo un gesto di cortesia!
La fissavo... incredulo... come sempre di fronte a quella donna.
Ti sento esitare, per cui ti racconterò una storia, in quanto il mito, più di qualunque filosofia, riaccende il Vril nel Cuore dell’uomo. Sediamoci su quella panchina.
Siamo a metà del 1800 in Cina, quando Draco Daatson – che allora si faceva chiamare Kuan Kung, in omaggio al grande guerriero del passato – e il generale Pang dell’esercito Shan, insieme combatterono e vinsero una serie di battaglie per l’esercito imperiale Qing contro i ribelli Taiping.
In uno di quegli epici scontri il nemico era armato di fucili e si trovava a 300 passi di fronte all’esercito del generale Pang, costituito quasi esclusivamente da banditi e mercenari di ogni genere, spesso male armati. I fucili del nemico avevano un campo d’azione di 200 passi, mentre le frecce di cui erano dotati gli arcieri di Pang potevano raggiungere solo 100 passi. Questo significava che gli arcieri dovevano muoversi in direzione del nemico per 200 passi prima di poter diventare efficaci. Per i primi cento passi erano al sicuro, ma durante i secondi 100 sarebbero stati inesorabilmente esposti alle pallottole del nemico.
Allora all’imbrunire il generale Pang salì su un’altura e parlò al suo esercito: “Miei uomini, devo darvi una grave notizia. Ci troviamo di fronte a un nemico armato di fucili. I loro fucili colpiscono fino a 200 passi, le nostre frecce solo a 100. Non possiamo retrocedere né attendere rinforzi, perché domani all’alba loro ci assalteranno comunque.
Occorre un numero di circa duecento volontari per un attacco suicida!
Duecento arditi che correranno davanti ai nostri arcieri in modo da far loro da scudo fino a quando questi non si troveranno a soli 100 passi e potranno scagliare le loro frecce contro la linea nemica!
Loro non se lo aspettano, credono ormai in una vittoria facile... e noi porteremo il terrore tra le fila di coloro che sottovalutano il proprio nemico.
Ma senza un attacco suicida verremo sopraffatti... e domani a morire saremo in migliaia.”
Per alcuni lunghi secondi nessuno fiatò. La notizia aveva gelato il sangue di tutti i presenti.
Poi, poco alla volta, i soldati cominciarono ad alzarsi in piedi e a proporsi per fare da scudi viventi nella battaglia del giorno dopo. Lo stesso fratello di Pang fu uno dei primi a offrirsi. In pochi minuti fu raggiunto il numero occorrente di uomini.
A quella vista il volto del generale Pang fu solcato da lacrime di commozione. Si voltò verso il suo consigliere Draco Daatson/Kuan Kung e gli disse: “Amico, hai una notte di tempo per preparare questi fratelli a morire!”
Draco Daatson prese con sé gli uomini che avevano offerto la loro vita e li portò in un luogo isolato. Alcuni di essi piangevano, altri recitavano preghiere sottovoce. Li fece sedere sull’erba e cominciò a educarli così:
“Vi sento esitare, per cui vi racconterò di me, essendo io l’esempio vivente di colui che ha ingannato la morte.
Io ardo ma non brucio, io non mi consumo, perché io sono la Vita stessa. Si può perdere qualcosa che si ha, non qualcosa che si è.
Quando l’Eterno tracciò un cerchio sulla superficie dell’Abisso, io ne ero già il centro.
Come posso parlare di morte a voi che non siete ancora vivi?
Siate vivi, poiché svegliarsi alla Vita significa non poter più morire. Il dramma non è il dover morire, ma il non essere vivi Adesso, nell’unico istante che potrete mai vivere.
La paura della morte non è altro che il tremito del cavaliere prima di ricevere l’Investitura dal suo Signore.
Non posso insegnarvi ad essere eterni così come la lepre non può insegnare alla tartaruga come essere veloce. Ma posso portare coloro fra di voi che sono lepri travestite da tartarughe a gettare finalmente la loro maschera.
L’eroe muore per Amore, non per rabbia o per vendetta. Solo l’Amore per qualcosa di più grande può portare un uomo a sfidare i colpi dell’avversario.
Un solo insegnamento vi do: domani, quando correrete urlando incontro al nemico... mentre la vostra anima sceglierà la pallottola a cui sposarsi... siate innamorati... offrite il Cuore, non il corpo... siate vivi per la prima volta. Non c’è maggior dignità per un Guerriero del riuscire a morire da vivo.
Perché il vero scopo della battaglia è rendere vivi coloro che sono morti.”
Victoria Ignis finì di parlare e si alzò in piedi di fronte a me.
Adesso entra in quel portone senza timore. E innamorati di quegli sconosciuti che accetteranno di aiutarti a scoprire chi sei.
...continua.
"Agonizzanti in un letto, tra molti anni da adesso, siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi, per avere l'occasione... solo un altra occasione... di tornare qui sul campo di battaglia ad urlare ai nostri nemici... che possono toglierci la vita... ma non ci toglieranno mai la libertà!"
Mel Gibson (William Wallace) in Braveheart
Salvatore Brizzi
NON DUCOR DUCO
(non vengo condotto, conduco)
(questo è il libro nel quale ho parlato per la prima volta di Draco Daatson e Victoria Ignis)
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