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venerdì 6 luglio 2012

Risvegliare la macchina biologica terrestre - 2


Stamattina mi sono svegliato e avevo un’ecchimosi sulla fronte. Evidentemente, come previsto dagli scienziati, l’Universo dopo un’iniziale espansione sta cominciando a contrarsi... e io non ho fatto abbastanza attenzione! Questo piccolo incidente mi ha portato a riflettere: chi si dedica al lavoro su di sé spesso non si rende conto che il risveglio ha un prezzo... e questo prezzo deve pagarlo lui, attraverso il sacrificio.

Cosa possiamo sacrificare?
Una volta i sacrifici erano umani, poi sono divenuti animali, quindi vegetali... e oggi? Un essere umano sviluppato potrebbe sacrificare molto (vedi Gesù), ma un individuo che giace nel sonno in verità non è nemmeno in grado di compiere veri sacrifici; tutto ciò che può fare è costringere a dei piccoli sacrifici la macchina biologica terrestre in modo da prenderne progressivamente possesso.

Sacrifichiamo una colazione mattutina, un bicchiere di vino durante il pasto, una sigaretta, una lamentela riguardante il troppo caldo o il troppo freddo. Costringiamo cioè la macchina biologica a rompere un’abitudine meccanica rinunciando a qualcosa. In questo modo creiamo un po’ di attrito fra la Volontà dell’anima e gli impulsi meccanici della personalità. Da questo attrito ricaviamo ulteriore energia per il risveglio.

Non gettatevi subito in imprese impossibili pensando così di poter risvegliare più velocemente la macchina. Smettere improvvisamente di fumare, bere alcolici, dire parolacce o masturbarvi in pubblico provocherà, è vero, un notevole afflusso di energia, almeno all’inizio, ma poi, inevitabilmente, la macchina – che si era solo furbamente messa da parte – riconquisterà tutto il terreno perduto... e molto di più. Se ne starà acquattata nell’ombra ad aspettare la vostra capitolazione, per farvi sentire dei falliti del lavoro su di sé nel momento in cui sarete costretti a riprendere la vostra abitudine.

Quando sacrifichiamo qualcosa dobbiamo ripeterci che lo stiamo facendo per gli altri e non per noi. Lo stiamo facendo per il Servizio all’umanità, per aiutare il risveglio delle altre persone prima ancora del nostro. Io vengo aiutato nel risveglio da Forze Superiori solo nella misura in cui lo scopo del mio risveglio è quello di aiutare in maniera più efficace l’umanità. I Superiori Sconosciuti inviano protezione ed energia a chi può e vuole a sua volta diffondere tale energia. L’energia, così come il denaro, arrivano entrambi a chi si fa canale, non a chi accumula per sé. Un desiderio di risveglio egoistico non verrà appoggiato dall’Alto; risulterà quindi estremamente più lento e pieno di ostacoli.

Questo è il senso occulto del sacrificio. Offrire un agnello a Dio sacrificandolo su un altare equivale, oggi, a offrire a Dio la propria abitudine a mangiare pasticcini, bere il caffé o lamentarsi per il traffico. Sacrifichiamo una parte animale della nostra personalità anziché un animale esterno a noi. Ma un sacrificio fatto solo con l’intento di migliorare se stessi non sarà altrettanto efficace.

Ogni sforzo condotto in direzione del risveglio assume una potenza decisamente diversa se è sostenuto dal desiderio cardiaco di aiutare il risveglio degli altri sacrificando parti di sé per essi. In questo caso scendono persino degli angeli ad aiutarci. Ma raramente si riscontra questo desiderio altruistico nel discepolo che si sforza di svegliarsi; infatti è altrettanto raro che il risveglio avvenga in tempi brevi.

Cominciai a credere davvero nell’esistenza di uno Stato di Coscienza Superiore solo dopo aver sfogliato il numero di Max del 2000 con il calendario di Sabrina Ferilli. Da quel momento decisi che mi sarei dedicato al risveglio, a costo di qualunque sacrificio; non era infatti possibile che qualcuno potesse condividere le sue lenzuola con la Ferilli mentre io avrei potuto affrontare Padre Pio nella finale mondiale di una gara di astinenza.
Questa era la prova più evidente della veridicità delle parole di Gurdjieff: stavo sicuramente vivendo in uno stato di coscienza addormentato!

Mi chiesi: “Cosa posso fare per impedire che la macchina mi derubi in continuazione della mia preziosa – in quanto orientabile al risveglio e all’immortalità – energia?”
Sviluppare Volontà, la qualità che nell’uomo è meno disponibile. Su questo oramai non avevo dubbi. Ma gli esercizi di ricordo di me stesso che avevo eseguito fino a quel momento (per esempio, costringermi a partire con la gamba sinistra tutte le volte che iniziavo a camminare) non bastavano più; ero giunto a una situazione di stallo. Dopo pochi giorni la macchina riusciva a inglobare nei suoi automatismi qualunque nuovo esercizio.

Capii allora che avrei dovuto aggirare le resistenze della personalità non più contrastandola, ma rendendo volontario ogni suo atto meccanico. Poteva sembrare un paradosso ma non lo era.

La mia macchina meccanicamente si aggiusta i capelli con la mano, oppure si gratta un gomito mentre dialoga con qualcuno. Ripete spesso l’intercalare “voglio dire” all’interno del discorso. Bene. Una volta terminata la fase – durata mesi – di osservazione e catalogazione di tutti i comportamenti meccanici della macchina, allora cominciai ad adottare volontariamente quegli stessi comportamenti, ma quando lei meno se lo aspettava. Mi sforzavo cioè di toccarmi i capelli, grattarmi o ripetere “voglio dire” in maniera DELIBERATA, intenzionalmente, quando volevo io, non quando me lo avrebbe fatto fare la macchina per abitudine.

Non cercavo di fermare con un’azione frontale la sua meccanicità – impresa che sarebbe risultata titanica – ma me ne appropriavo, mi sostituivo a lei nel compiere quegli atti che di solito sancivano il suo potere su di me. Imitavo i comportamenti della macchina affinché questi non restassero involontari e quindi fuori dal mio controllo cosciente. Andavo a sottrarle energia a casa sua.

La macchina non era abituata a questo. Si aspettava un attacco diretto tipo: “Da adesso ti impedirò di grattarti sotto il mento mentre stai ad ascoltare qualcuno che parla!” E questo era il genere di esercizi che avevo condotto fino a quel momento. Ma adesso il pericolo arrivava in una forma inaspettata che la lasciava incredula: mi stavo sostituendo a lei scimmiottandola volontariamente. E per reagire a questo mio attacco non aveva ancora fabbricato armi.

Cominciai con i comportamenti fisici, per poi passare a quelli emotivi e mentali. A un certo punto imitavo perfettamente le sue scenate di rabbia, i suoi timori o il senso di ingiustizia. Potevo provare rabbia a comando come davvero pochi attori riescono a fare.

Cosa dire alla fine di questo post? Una sola considerazione: se non riuscite a cogliere la differenza fra i miei articoli e gli articoli che parlano di lavoro su di sé e di Quarta Via – se per voi è “tutto uguale” – è meglio che vi cancelliate subito da questa mailing-list. In questo periodo è fondamentale fare e non più parlare. Andate a cercare la teoria dell’Esoterismo e dell’Alchimia da un’altra parte.
La vostra energia mi appesantisce il blog... e non solo quello.

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Salvatore Brizzi
NON DUCOR DUCO
(non vengo condotto, conduco)


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I MIEI PROSSIMI APPUNTAMENTI
2012

Mercoledì 11 Luglio a SALUZZO (Cuneo) –Conferenza del PIN
Sab/Dom 14-15 Luglio a RIMINI –Seminario esperienziale “Oltre i confini”
Giovedì 19 Luglio a ROMA –Conferenza del PIN
Domenica 22 Luglio a ROMA –Risveglio, parte 3
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