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giovedì 23 gennaio 2014

Pinocchio parabola esoterica


Nel Maggio 2012, dopo aver tenuto a Rimini un seminario su Pinocchio, parabola esoterica, sono stato intervistato sull’argomento Risveglio presso il parco giochi “L’Italia in miniatura” (Viserba di Rimini) dove esiste anche un percorso dedicato alla favola di Pinocchio, come si può vedere nelle immagini di questo video messo a disposizione gratuitamente dagli amici del Giardino dei Libri:


Notare che il libro di Pinocchio ebbe grande successo popolare, ma l’allora imperante perbenismo (1883, anno della pubblicazione) della critica letteraria ne sconsigliò la lettura ai ragazzi “di buona famiglia” per i quali, taluno soggiunse, “poteva trattarsi di una perniciosa potenziale fonte d'ispirazione”.
Pinocchio è una storia con una narrazione semplice che può essere goduta da parte delle masse, ma con un significato nascosto riservato solo a coloro “che sanno” e “che vedono”. Nel bambino che si accosta a questa avventura s’imprime, oltre che il significato più superficiale, morale e cosciente, un significato più profondo, esoterico e inconscio.

Pin-occhio (l’occhio della pineale) è a tutti gli effetti la rappresentazione del percorso di risveglio. Il Padre, Geppetto, ne è il Creatore, infatti non è un vero padre nel senso comune del termine, ma Colui che lo trae dalla materia e gli dà forma. Pinocchio non nasce da una donna, e questo è il primo fatto extra-ordinario. Geppetto lo scolpisce nel legno, lo crea burattino, cioè un essere “meccanico”, “addormentato”, come direbbe Gurdjieff, in grado di parlare e camminare, ma non dotato di coscienza, quindi non ancora umano.
Collodi, massone, ha un’idea semplicemente geniale per illustrare una parabola esoterica!

Appena creato, Pinocchio diviene subito ingestibile, in quanto non ha ancora ritrovato né la sua anima (la Fata Turchina) né tantomeno il Padre, dal quale dovrà prima separarsi per conoscere le insidie del mondo, proprio come accade al figliol prodigo nell’omonima parabola evangelica. Lungo il suo cammino iniziatico impara a conoscersi, a gestire il corpo, le emozioni e la mente, sorvegliato a distanza dalla sua anima, la quale – nonostante le menzogne del burattino – lo aiuta nei momenti più bui e lo rimette sempre sulla “retta via”.

Incontra il Gatto e la Volpe (il corpo emotivo e il corpo mentale) che lo illudono e lo ingannano. A causa loro Pinocchio crede di poter moltiplicare facilmente i suoi soldi anche senza possedere ancora la vera Conoscenza, quella che dovrebbe acquisire frequentando la Scuola che lui sempre rifiuta.

Il Gatto e la Volpe – i suoi corpi, il suo apparato psicosomatico – a un certo punto prendono il sopravvento e lo impiccano. Pinocchio muore e resuscita.

Mangiafuoco è l’equivalente del termine evangelico “mammona”, è il burattinaio, ossia la potenza del mondo (“non puoi servire a Dio e a mammona” dice Gesù) che ti fa lavorare e ti sfrutta insieme agli altri burattini, i quali possono venire sacrificati e gettati nel fuoco in qualunque momento.

Lucifero/Lucignolo è colui che lo distrae dalla Scuola, cioè dall’autentica Conoscenza, quella che lo metterebbe in contatto con i “maestri” e lo farebbe diventare finalmente Uomo, come vuole la Fata Turchina. Lucignolo lo indirizza invece verso il Paese dei Balocchi, dove tutti gli abitanti sono bambini (animicamente) cioè poco evoluti, inclini al vizio e immersi nell’ignoranza (“lì non vi sono scuole, lì non vi sono maestri, lì non vi sono libri”). Questa esperienza simboleggia il massimo della dissoluzione umana, infatti Pinocchio viene precipitato nel mondo infraumano (viene trasformato in asino), cioè ha una temporanea esperienza di retrocessione animica, che però gli consente l’ennesima successiva trasmutazione.

Infine Collodi descrive l’avventura nella pancia della balena, dove Pinocchio, al termine del suo ciclo evolutivo e delle sue esperienze iniziatiche, incontra nuovamente il Padre che l’ha creato. Anche qui è evidente il parallelismo sia con la parabola del figliol prodigo sia con il Libro di Giona, dell’Antico Testamento, dove il protagonista trascorre tre giorni e tre notti nella pancia del cetaceo e alla fine prega Dio nella sua afflizione e si impegna a onorarlo e a pagare quello che ha promesso. Allora Dio comanda al pesce di vomitare Giona.

Pinocchio si ricongiunge col Padre e onora il volere della Fata Turchina, ossia la sua anima.



Se non lo avete ancora regalato a qualcuno, o peggio, se non lo avete ancora letto, rimediate immediatamente a questa lacuna, perché (sinceramente, contro le mie stesse aspettative) tutti quelli che lo hanno letto lo hanno trovato molto bello:

IL BAMBINO E IL MAGO:

 Il bambino e il mago di Salvatore Brizzi


Salvatore Brizzi
NON DUCOR DUCO
(non vengo condotto, conduco)





 
Vi ricordo che i due articoli dove meglio spiego nei dettagli la pratica del lavoro su di sé restano:
e



Guarda il video
L’ALCHIMIA INCONTRA LE NEUROSCIENZE
a questo link
 



Guarda il video
GUERRIERI METROPOLITANI
a questo link




APPUNTAMENTI DA SEGNALARE

08-09 Febbraio - MILANO
Convegno VOCI DAI MONDI   partecipano Salvatore Brizzi, Igor Sibaldi, Gian Marco Bragadin.

11 Febbraio - ROMA
Conferenza a ingresso libero ARTE EROS E SPIRITUALITA’ partecipano Silvano Agosti, Gabriele La Porta, Riccardo Geminiani, Igor Sibaldi   per maggiori info: Scarica la locandina .

15 Febbraio - FIRENZE
Seminario ALIMENTAZIONE INTUITIVA e RITUAL DANCE   tenuto da Jlenia Cericola e Loredana Molghea.

16 Febbraio - FIRENZE
Seminario NUMEROSOPHIA   tenuto da Jlenia Cericola.

12 Marzo - MILANO
Corso intensivo in 3 lezioni di TEATRO EVOLUTIVO   tenuto da Irene Curto.

16 Marzo - RIMINI
Convegno RISVEGLIO METROPOLITANO   partecipano Fausto Taiten Guareschi, Burhanuddin Herrmann e Salvatore Brizzi.

Per maggiori info su corsi e seminari: www.primoraggio.it



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IL LIBRO AMERICANO DEI MORTI:

 Il libro americano dei morti - Gold



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 Il magnetismo del mago Salvatore Brizzi

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 Salvatore Brizzi seminario Draco Daatson>

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La rinascita italica di Salvatore Brizzi (da qui è possibile acquistare La rinascita italica con il 15% di sconto: 12,75 euro anziché 15)

Risvegliare la macchina biologica di Salvatore Brizzi (da qui è possibile acquistare Risvegliare la macchina biologica con il 15% di sconto: 5,95 euro anziché 7,00)

Alchimia Contemporanea di Salvatore Brizzi (nel libretto allegato a questo dvd ho parlato per la prima volta di Draco Daatson e Victoria Ignis)

Porta del Mago di Salvatore Brizzi (da qui è possibile acquistare La Porta del Mago con il 15% di sconto: 12,75 euro anziché 15)

giovedì 16 gennaio 2014

Il libro americano dei morti


I ragazzi di Spazio Interiore Edizioni mi hanno chiesto di scrivere la Prefazione a Il libro americano dei morti di E.J. Gold, che è anche il famoso autore di La macchina biologica umana. Essendo Gold uno dei miei autori preferiti ho immediatamente accettato. Per cui adesso questo libro gode della mia Prefazione, oltre che dell’Introduzione dello psicologo cileno Claudio Naranjo e della Postfazione del neuroscienziato statunitense John C. Lilly, la cui vita avventurosa, come scrivo nella Prefazione, sarebbe sufficiente a far entrare una persona in uno stato di coscienza alterato (alla sua vita è ispirato il film Stati di allucinazione).

Il libro americano dei morti non è altro che il Libro tibetano dei morti adeguato al linguaggio occidentale in virtù dell’ironia di Gold. Un testo costantemente ripubblicato in America a partire dal 1974 in varie edizioni, utilizzato in corsi universitari sulla morte e sul morire e adottato in ospizi e ospedali di tutto il mondo. È stato tradotto in più di 15 paesi, ed è ormai considerato un classico.

Se guardiamo alla pratica si tratta di aiutare il morente prima, durante e dopo il trapasso attraverso un programma di 49 giorni di letture lunghe tra i 10 e i 20 minuti. Ma, come faccio notare nella Prefazione, il libro può e deve essere letto anche su un altro, più profondo, livello: tutto ciò che riesco a superare quaggiù prima della morte, rappresenterà un problema in meno dopo la morte. I “demoni” che sarò riuscito a sconfiggere da questa parte, si terranno lontani da me dall’altra parte.

Dopo la morte è possibile - in alcuni precisi momenti di passaggio, che vengono descritti nel libro - conseguire la fusione con l’Uno e non tornare più a reincarnarsi. Per poter fare questo è però necessaria una Presenza a se stessi di portata eccezionale, una qualità dell’essere che non ci viene regalata con il passaggio nell’aldilà, ma deve essere fabbricata nell’ “aldiqua” giorno per giorno per mezzo dei relativi esercizi e grazie all’apertura del Cuore.

Vi faccio un esempio. Uno dei primi esercizi che assegno nel mio corso prevede che l’allievo si ricordi di sé tutte le volte che passa sotto una porta, ossia tutte le volte che cambia ambiente. È un esercizio dall’elevato valore simbolico, proprio perché si collega all’aspetto appena citato nel Libro americano (e tibetano) dei morti: riuscire a rimanere presenti mentre si trasloca da una sfera all’altra dei mondi spirituali. Ma se non sono in grado di restare presente a me stesso mentre passo da una stanza all’altra nel mondo “di qua”, come posso sperare di restare presente – e approfittarne per fondermi con l’Assoluto – al momento di abbandonare il mio corpo fisico, oppure al momento di abbandonare il mio corpo astrale?

Le mie capacità da “questa parte” definiscono le mie possibilità “dall’altra parte”.
Chi sono i demoni se non le personificazioni astrali delle mie paure. È possibile che oggi non esistano più uomini o donne senza paure?

In ogni caso la lettura del Libro dei morti al capezzale del morente – qualunque sia il suo livello di preparazione – serve proprio a ricordargli le sue possibilità affinché non si perda nell’oblio della meccanicità, ma sfrutti i momenti più propizi per compiere il Grande Balzo e gettarsi nell’Uno.

Io dalle vendite del libro non ci guadagno nulla, ve lo consiglio e basta.

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 Il libro americano dei morti - Gold

Salvatore Brizzi
NON DUCO DUCO
(non vengo condotto, conduco)


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19 Gennaio - BARI
Seminario su GLI INSEGNAMENTI DI DRACO DAATSON   tenuto da Salvatore Brizzi.

31-01-02 Febbraio - TORINO
Satsang con l’illuminato BODHI AVASA   per maggiori info: Pagina facebook dell’evento .

08-09 Febbraio - MILANO
Convegno VOCI DAI MONDI   partecipano Salvatore Brizzi, Igor Sibaldi, Gian Marco Bragadin.


Per maggiori info su corsi e seminari: www.primoraggio.it




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martedì 7 gennaio 2014

La cattiveria


In questo post faccio riferimento al commento comparso sotto un mio video un po’ di tempo fa, con il fine di spiegarvi meglio un concetto essenziale nel Lavoro su di sé, che però spesso viene frainteso.
Nel commento in questione, la signora, dopo essersi espressa più volte contro la mia persona e il mio lavoro, a un certo punto dice (riporto a memoria, perché il commento non c’è più, e forse nemmeno il video): “Stavo per dire una cattiveria, una cosa proprio cattiva, ma mi sono trattenuta ...”.

In pratica questa persona ha espresso la sua antipatia nei miei confronti, poi a un certo punto le è venuta in mente una cattiveria più grossa delle altre, ma, appunto, si è trattenuta e non l’ha scritta. Ciò che mi interessa analizzare ai fini del nostro Lavoro è il perché lei non ha scritto la sua cattiveria.

Perché?
Quando voi dite una cattiveria di qualcuno o vi scagliate contro il lavoro di qualcuno, cosa sta accadendo esattamente?
(uso consapevolmente il “voi” e non il “noi” perché io ovviamente mi guardo bene dal dire cattiverie di qualcuno o dal criticare qualcuno... proprio perché conosco bene l’argomento di cui mi accingo a parlarvi)
(mi ci vedete ad andare sotto il video di un relatore a scrivere qualcosa di brutto contro quel relatore? Perché vi fa ridere anche solo il pensiero? E perché invece per alcune persone è un comportamento normale?)

Secondo il sentire comune – del terrestre medio – quando una persona male-dice qualcuno, cioè, detto in altro modo, quando “parla male” di qualcuno, sta facendo del male a quella persona. Detto per inciso, quando parlate male di una persona in verità la state male-dicendo, anche se a nessuno piace usare questo termine perché viene di norma ritenuto un po’ troppo forte. Però è questo che fate.

Sempre secondo il sentire comune, se l’altra persona non viene a saperlo in realtà non le state davvero facendo male, se invece il pettegolezzo o la critica vengono scritte o in qualche altro modo divulgate, esiste anche l’intenzione di “colpire” quella persona direttamente (“Se lo legge si offenderà, quindi starà male”) o indirettamente (“Quello che dico serve a divulgare delle critiche nelle orecchie delle altre persone che così cambieranno idea sul soggetto che a me sta antipatico”).

Infatti la reticenza della succitata signora nello scrivere la sua cattiveria nasce proprio da questo inconscio ragionamento: “Le mie critiche danneggiano la persona cui le rivolgo, e in questo caso non voglio danneggiarlo troppo”. Riassumendo, nella testa del terrestre medio accade questo: quando dice una cattiveria sta danneggiando l’oggetto della cattiveria, quando invece evita di dirla gli sta facendo un favore perché non lo danneggia come avrebbe potuto. Come quando uno decide di sparare o non sparare un colpo di pistola a un’altra persona. In questo caso io dovrei ringraziare la signora perché ha evitato di ferirmi con una cattiveria in più.

Ma non funziona proprio così.
Quando pensate, dite o scrivete una cattiveria contro qualcuno non è lui che state danneggiando, bensì voi stessi. Se il bersaglio a cui mirate vibra sulla vostra stessa lunghezza d’onda (da rissa di strada) allora può essere danneggiato dalle vostre maldicenze, altrimenti no. Ma in ogni caso – che l’altro sia sul vostro stesso livello oppure no – i primi a subire un danno siete voi, e questo non può essere evitato in alcun modo una volta che la maldicenza è stata inviata. Per questo motivo sto utilizzando l’esempio del commento al fine di mettervi in guardia.

Pensare, dire o scrivere sono tre gradi di profondità differenti della vostra maldicenza; il terzo grado è quello più pericoloso, quello che più lascia il segno dentro di voi, perché pensare è un attimo, dire la cattiveria può succedere a chi si controlla poco, ma se arrivate a scriverla è perché ci avete riflettuto su e avete preso un decisione ben precisa. Il potenziale danno che potreste arrecare al vostro nemico è più grande, quindi è più grande il danno che sicuramente arrecate al vostro Cuore.

La maldicenza, il giudizio, la critica... chiudono progressivamente il vostro Cuore. Non è una questione di “libertà di esprimere le proprie opinioni”, in quanto non potete essere liberi di essere meccanici! State rivendicando il diritto alla libertà della vostra meccanicità, vi rendete conto?
Scrivere sotto un video di Berlusconi che è un ladro e che andrebbe arrestato, significa manifestare la propria libertà di parola? Questa è libertà di parola? Io me la immaginavo diversa.

I terrestri sono i terrestri, e loro di critiche e lamentele si nutrono, ne traggono alimento e piacere. Ma per chi svolge un Lavoro su di sé è tassativo non poter parlare male di nessuno. Non trovate giustificazioni, perché c’è sempre una giustificazione valida per parlare male di qualcuno: voi siete sempre i paladini che stanno salvando il mondo parlando male di qualcuno. Ma se davvero volete contrastare il brutto dovete lavorare per il Bello, non potete mettervi a criticare il brutto per il gusto di farlo. A meno che questo non faccia parte del vostro mestiere: se, per esempio, siete degli architetti chiamati a decidere sulla fattibilità di determinate opere civiche allora dovrete essere irremovibili contro il brutto, ma capite quanto ciò sia diverso dallo scrivere i commenti sotto i video di youtube!

L’essere cattivo danneggia il cattivo. La vostra attenzione si focalizza sui difetti degli altri e vi impregnate di quell’energia. Le malattie, gli incidenti, i dolori quotidiani... sono le conseguenze delle cattiverie che avete pensato, detto o scritto in passato. Perché se il Cuore si restringe l'Esistenza deve poi faticare di più per aprirlo e occorrono quindi lezioni più severe. Meno Bellezza cogliete nel mondo più il vostro Cuore si chiude, e più questo si chiude meno Bellezza potete cogliere nel mondo. È un circolo vizioso che vi conduce a diventare ciechi e rancorosi.

Salvatore Brizzi
NON DUCOR DUCO
(non vengo condotto, conduco)



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