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giovedì 20 luglio 2017

Bisogna imparare dagli animali - parte 2


Punto 1.  La superiorità dell’uomo rispetto agli animali. A scuola si studia che lo scarafaggio è meno evoluto del topo, il topo meno evoluto del cane, il cane meno evoluto dell’uomo. A partire da Darwin, viene dato per assodato che ci sia una cosa chiamata evoluzione, anche perché è piuttosto evidente osservando lo sviluppo della natura. Ci sono ancora forti dubbi riguardo il “come” si sviluppi l’evoluzione (e qui la teoria di Darwin viene contestata da più parti), ma non sul fatto che le specie si collochino su diversi gradini di una piramide evolutiva.

La scienza – non Osho o Sai Baba – ha scoperto che gli esseri umani hanno una corteccia più spessa in tre aree del cervello: l’insula anteriore, la corteccia sensoriale e la corteccia prefrontale. La massa di sostanza bianca prefrontale è sproporzionatamente più grande negli esseri umani rispetto ad altri primati e se ne è tratta la conclusione che esiste un maggior numero di connessioni in questa parte del cervello. La corteccia prefrontale è anche implicata nella cosiddetta “memoria di lavoro”, ossia la funzione che ci permette di tenere a mente i pensieri per un tempo sufficiente a riflettere su di essi, prendere decisioni e risolvere problemi.
Queste cose io le ho imparate alle scuole medie.

Faccio un esempio, quando propongo articoli o video per perorare la causa delle punture non obbligatorie – perché molte persone me lo chiedono – alcuni miei vecchi amici mi dicono: «Ma lascia perdere Brizzi, non entrare in quei casini, non metterti contro il sistema della scienza ufficiale, guarda che quelli che ti seguono sono una massa di cretini».
A questa affermazione, io non ho strumenti per ribattere. Come definire infatti quelle persone a cui devo spiegare con un post che sono più evolute del cane che portano al guinzaglio tutte le mattine per fare la cacca? Come definire quelle persone a cui devo far notare che gli esseri umani sono in grado di creare arte sublime, edificare il Colosseo e interrogarsi sul significato della vita, mentre il loro gatto no? Come definire quelli che non hanno capito che la mia firma alla fine del post (“cane antianimalista”) era un paradosso?
Davvero... siete indifendibili.

In ogni caso, proprio questa è stata la spinta che, già dieci anni fa, in tempi non sospetti, mi aveva condotto a studiare personalmente argomenti come le punture, il fluoro contenuto nei dentifrici, la dannosità dello zucchero, ecc., anche andando a intervistare dei medici, perché, per l’appunto, non potevo fidarmi della «massa di cretini» che popola il mondo newage. Come risultato delle mie ricerche personali, in un passo del mio libro Risveglio, del 2008, mettevo già le persone in guardia dai sieri salvifici e dal fluoro.

Una cosa c’è da aggiungere a mia discolpa: la grande maggioranza delle persone che mettono i like, commentano nella mia pagina Facebook e, più in generale, scrivono su di me in rete, NON SONO PERSONE CHE MI SEGUONO. Le persone che mi seguono non vivono nel mondo virtuale di Facebook, ma vengono ai miei corsi, svolgono esercizi sulla presenza e, soprattutto, studiano (non solo i miei libri, che sono divulgativi, ma anche Arthur E. Powell, Alice Bailey, Georges Gurdjieff, OmraamMikhaël Aïvanhov, Raphael, NevilleGoddard, WallaceD. Wattles). Quindi l’affermazione «quelli che ti seguono sono una massa di cretini» vale per quasi tutti coloro che seguono la mia pagina Facebook, ma la trovo piuttosto ingiusta nei confronti di chi davvero mi segue e si impegna ogni giorno per diventare una persona migliore.

Punto 2.  La superiorità del cane rispetto al gatto. Qui la scienza non ci viene in aiuto. Invece, secondo la Scienza dello Spirito (Alice Bailey e Omraam Mikhaël Aïvanhov, giusto per avere dei riferimenti) l’universo si muove verso l’evoluzione e la cooperazione fra gli esseri. Un essere vivente che si impegna per aiutarne altri (più evoluti o meno evoluti di lui) viene considerato, secondo tale scienza, più progredito rispetto a chi pensa solo alla propria sopravvivenza e a quella della propria famiglia. Come ho già spiegato nell’altro post il cane, per esempio, rappresenta la naturale predisposizione di un essere vivente a mettersi al servizio di un regno superiore, così come l’essere umano può mettersi al servizio di un Maestro (che per lui rappresenta il regno successivo, ossia il Quinto Regno). Questo mio insistere sulla differenza fra cane e gatto non era, ovviamente, una semplice curiosità, bensì un (disperato) tentativo di farvi riflettere sul concetto di evoluzione, quando questa viene osservata da una prospettiva spirituale.

Punto 3.  Il gatto vive nella presenza. Su questo vi posso dare ragione. E mi permetto di aggiungere che anche il pesce rosso vive nella presenza, anche l’albero, e anche alcune specie di bivalvi. A parte gli scherzi, in realtà tutti gli esseri che non hanno ancora sviluppato una mente spazio-temporale vivono, ovviamente, nella presenza. Ma, come mi ha giustamente fatto notare il mio amico, e a sua volta relatore, Alessandro Baccaglini, il fraintendimento nel quale cade la grande maggioranza delle persone nasce dalla confusione fra coscienza pre-mentale e coscienza sovra-mentale. L’albero, il gatto, il neonato e l’idiota del villaggio... vivono tutti nella presenza e hanno sicuramente meno problemi dell’uomo comune (non hanno ansie, paure, preoccupazioni), ma voi vorreste tornare a quello stato di coscienza pre-mentale? Vorreste rimanere neonati tutta la vita? Il neonato, evolutivamente, si trova più indietro rispetto allo stressato uomo adulto (vi ricordo che siete voi a cambiare il pannolino a lui, e non viceversa), eppure il suo destino, se vuole progredire, non può che essere di diventare adulto e, probabilmente, stressarsi anche lui. Lo scopo del Lavoro su di Sé – quindi lo scopo di tutti quei personaggi che vi ho citato prima – è portarvi a un livello di coscienza sovra-mentale, ossia oltre la mente, oltre lo stress, non al di sotto della mente, cioè prima dello stress.
 
Punto 4.  Gli uomini compiono atrocità, mentre il cane e il pesce rosso no, quindi loro sono più evoluti, in particolare il pesce rosso, ché non morde nemmeno. Solo la prima parte di questa frase è vera: gli animali non compiono atrocità. E in effetti non ci sono immagini che dimostrino che un chihuahua si sia mai fatto saltare in aria in un aeroporto.
In questo caso il fraintendimento concerne l’identificazione del concetto di evoluzione con quello di buonismo: la specie più buona è quella più evoluta, per cui l’uomo, che fa le guerre e va a vedere le partite di calcio, è sicuramente il meno evoluto (soprattutto se va a vedere quelle della Juventus). Per gli “evoluzionisti del buonismo” l’uomo resta il meno evoluto, a dispetto del fatto che quando indichi al tuo cane un punto nel cielo, questo inizia a saltare e giocare col tuo dito, e quando lo fai col gatto... questo si gira e se ne va.
Secondo queste persone, in cima alla piramide evolutiva siederebbe un panda; in realtà prima c’era una coccinella, ma il panda non l’ha vista e ci si è seduto sopra! Gli esperti stanno cercando di valutare se ci sia stata intenzionalità nell’atto del panda.

Punto 5.  Il giudizio. Le persone, essendo cariche di giudizio, vedono giudizio ovunque, in quanto, per definizione stessa, non possono vedere al di fuori del giudizio, poiché dovrebbero vedere “al di fuori di sé”. Questo è il fraintendimento che sta alla base di ogni altro fraintendimento. E qui è dove si fa sentire di più la differenza fra coloro che frequentano la mia pagina e chi segue e applica ciò di cui io parlo. Quando dico che una specie è meno evoluta di quella umana, non la sto giudicando. Ovviamente, non sto dicendo che gli animali non vadano amati e rispettati. Quando dico che il cane è più progredito del gatto NON STO PARLANDO MALE DEL GATTO. Ma chi vive nel giudizio vedrà tutto questo mio post intriso di giudizio, ne sarà convinto oggettivamente... e io non posso e non devo fare nulla per fargli cambiare idea.

Invece posso fare qualcosa per chi già lavora su di sé: vi consiglio di andare sul post dove si trova la prima parte di questo articolo e leggere attentamente i commenti, con lo scopo di cercare dove nascono i singoli fraintendimenti. Questo può essere un ottimo lavoro per imparare a osservare e auto-osservarsi.
[la Parte 1 di questo articolo si trova sulla mia pagina Facebook a questo indirizzo]

Salvatore Brizzi
(professione: cane di Dio
D.O.G. = Dogs Of God)




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lunedì 10 luglio 2017

Il primo passo sul sentiero del discepolato


L’individuo entra sul sentiero del discepolato con la ferma intenzione di compiere in un limitato numero di vite ciò che l’uomo ordinario compirà in centinaia e centinaia di esistenze. Tutti evolvono in maniera meccanica... ma con tempi geologici, mentre il discepolo contravviene alle leggi di natura desiderando evolvere volontariamente e in tempi limitati. Anziché salire agevolmente utilizzando la strada che gira intorno al monte, egli vuole inerpicarsi su per il fianco scosceso, non volendo attardarsi sul sentiero già battuto da molti altri.

Quale sarà il primo risultato di questa indomita volontà? Si troverà coinvolto in difficoltà molto maggiori rispetto all’uomo comune. Quello che guadagnerà in tempo, lo pagherà con la dura fatica. Da quel giorno, precipizi e pareti a picco saranno per lui la norma. L’uomo che muove il primo passo sul sentiero del discepolato chiama a sé tutto il suo karma passato, che deve essere in massima parte esaurito prima che egli sia pronto per la prima iniziazione.

I Signori del Karma hanno davanti ai loro occhi onniveggenti il registro della vita di ogni uomo, i cui conti ancora in sospeso dovranno essere saldati prima che egli possa varcare la soglia dell’iniziazione. E il fatto di porre deliberatamente piede sul sentiero, costituisce un appello ai Signori del Karma, affinché essi tirino le somme e gli offrano l’opportunità di saldare il karma, un po’ come chiedere il conto al ristorante perché si ha bisogno di andar via velocemente.

A causa di ciò, il karma che avrebbe dovuto ripartirsi su decine di vite, deve essere esaurito in poche, forse in una sola vita, rendendo in tal modo la strada molto difficoltosa da percorrere. Può sembrargli che tutto sia contro di lui, può parergli che la Gerarchia dei Maestri lo abbia abbandonato. Si trova in mezzo a guai di famiglia, difficoltà sul lavoro, malanni psicologici e fisici.

Perché proprio quando decide di dedicarsi al meglio, gli accade il peggio? Perché proprio quando decide di vivere più rettamente di quanto non abbia mai vissuto prima, devono assalirlo tutte queste sofferenze?  Sembra così ingiusto, così duro, così crudele trovarsi trattato dal destino più duramente che mai, proprio quando decide di consacrare la propria vita al mondo superiore.

Eppure egli deve restar saldo in mezzo alle prove, non deve permettere a nessun sentimento d’ingiustizia di penetrare in lui. Non v’è niente d’ingiusto in quanto gli sta capitando. Volendo ottenere di più rispetto a quanto aspiri ogni altro uomo, ha sfidato il suo karma e quindi non può meravigliarsi se viene immediatamente chiamato ad esaurirlo. D’altronde ogni debito karmico che egli paga è cancellato per sempre dai registri akashici e non lo disturberà mai più.

Se le malattie lo colpiscono e se le angosce lo affliggono, deve pensare che è un bene essersi liberato da qualche peso che probabilmente grava su di lui da millenni. Ogni sofferenza non è inutile. Ciò che è stato sofferto appartiene oramai al passato e non più all’avvenire.

Lieto in mezzo agli affanni, fiducioso di fronte allo scoraggiamento, soddisfatto in mezzo alle pene... poiché il discepolo sa bene che se non vi fosse risposta, vorrebbe dire che la sua voce non è giunta agli orecchi della Gerarchia e la sua preghiera è ricaduta sulla Terra. Le sofferenze rappresentano unicamente la risposta all’appello da lui lanciato quando ha posto il primo piede sul sentiero.

Salvatore Brizzi
(professione: cane di Dio
D.O.G. = Dogs Of God)




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