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mercoledì 29 novembre 2017

Evadere dal carcere in 10 passi – 3: La Legge d’Attrazione


by Michael Parkes
La Legge d’Attrazione è una conseguenza della Legge di Risonanza (percepiamo solo ciò che è sulla nostra stessa frequenza, come una radio). Risuoniamo con certe vibrazioni e quindi attraiamo certe situazioni.
Se il nostro scopo è evadere dallo psico-penitenziario – cominciando a vederlo per quello che realmente è: un pianeta-scuola – allora è indispensabile conoscere questa importante legge e abituarci a tenerla in considerazione in ogni momento della nostra vita, in particolare quando viviamo eventi o conosciamo persone che hanno una grande influenza su di noi, sia in positivo che in negativo.

La Legge d’Attrazione dice che ogni persona che incontriamo e ogni evento che viviamo sono in qualche modo attratti da noi nella nostra vita. In pratica, in ogni istante della nostra vita ci accade esattamente ciò che noi, inconsciamente, vogliamo per la nostra crescita interiore, anche quando non ne comprendiamo il senso.
 
Che noi lo sappiamo o meno, la nostra anima, per potersi affrancare dalla schiavitù alla macchina biologica che la ospita, manipola la realtà che ci circonda affinché ci accadano tutti gli eventi necessari per compiere il nostro cammino di “ritorno a casa del Padre”, l’identificazione con Dio. Questo principio vale ovviamente anche per chi ci circonda, infatti la vita di ciascuno si incastra perfettamente con quella di tutti gli altri, all’interno di un puzzle cosmico perfetto.

Se avete compreso bene questa definizione, credo vi sia chiaro che la Legge d’Attrazione non ha nulla da spartire con l’utilizzo della volontà per ottenere i risultati che desideriamo. È normale che i critici di tale legge non l’abbiano compresa (si critica più aspramente proprio ciò che meno si comprende), ma a quanto pare nemmeno chi la sostiene ne ha capito molto. Per cui, i primi criticano – e i secondi si sforzano di applicare – una loro versione personale di tale legge, che non funzionerà mai.

In verità la Legge d’Attrazione non ha bisogno di “essere applicata”, in quanto si sta solo limitando a esporre la comune modalità di interazione fra le persone su questo pianeta-scuola: ognuno attira la situazione che gli serve in ogni istane della sua vita. Cosa c’è da applicare? È così e basta, che vi piaccia o meno.

Che vantaggio ricavate dal rifiutare questa legge? Nessuno. Al contrario, se non iniziate a ragionare in questo modo, il pianeta-scuola si trasforma in un orrido psico-penitenziario, dove voi siete nati “a caso” e gli eventi vi accadono “a caso” (ammesso che questa espressione possa significare qualcosa da un punto di vista filosofico).

I problemi nascono quando volete cambiare il vostro futuro perché non vi piace il tipo di vita che state attirando in questo momento. Qui nasce la confusione fra la vera Legge d’Attrazione e le filosofie del “crea la realtà che desideri”. Se la Legge d’Attrazione adesso vi è chiara, avrete realizzato che per cambiare qualcosa all’esterno, nel futuro, dovete cambiare qualcosa all’interno, ora. Se volete cambiare il film che vedete sullo schermo, dovete cambiare la pellicola che si trova dentro il proiettore.

Non è vero che tu puoi “fare le tue ordinazioni all’Universo” come si dice in molti libri sull’argomento. Non è vero che se tu esprimi i tuoi desideri con sufficiente intensità e focalizzazione e ti sforzi di provare le belle emozioni che proveresti dopo la loro realizzazione, allora “l’Universo si attiverà per concretizzarli”. Finché agisci nella sfera di emozioni e pensieri, resti nella sfera dell’apparato psicofisico, la macchina biologica che l’anima si è costruita per muoversi dentro la matrix.

Può essere che per un periodo limitato la cosa possa anche funzionare, perché, in effetti, leggere un buon numero di quei libri vi costringe a cambiare interiormente, almeno in una certa misura. Ma se il cambiamento non si è radicato in profondità, ossia, se non avete stabilito un collegamento costante con la vostra anima – ciò che realmente siete al di là della macchina biologica – a lungo andare ricadrete nei vecchi meccanismi e resterete delusi.

Il risultato sarà che vi sentirete frustrati e vi schiererete con i denigratori della Legge d’Attrazione: «La Legge d’Attrazione non funziona, è tutto un carrozzone pubblicitario per creare giri di soldi, un’altra moda stravagante del momento, ma sotto non c’è nulla di concreto, solo venditori di fumo». Questo è un peccato, perché questa legge non solo è valida, ma è indispensabile per proseguire in un corretto percorso di evasione dalla prigione psichica.

Come funziona in realtà?
Vi faccio un esempio. Se chiedo più abbondanza o chiedo di incontrare il mio amore, l’esistenza stessa si attiva affinché dentro di me avvengano quei cambiamenti necessari perché io attiri l’abbondanza o l’amore nella mia vita. Per far accadere questi cambiamenti è indispensabile che io affronti determinati eventi – alcuni piacevoli, ma altri traumatici – con il fine di produrre la trasformazione necessaria. Può quindi accadere che io chieda abbondanza e in risposta abbia una grossa perdita di denaro, può essere che chieda di incontrare il partner giusto e invece incontri qualcuno che m’inganna.

Questo non significa che la Legge d’Attrazione non funziona, bensì che agisce a un livello molto profondo. È l’inconscio, ossia la mia anima, a creare la realtà che mi circonda, non il mio involucro superficiale con i suoi desideri superficiali. La personalità superficiale vuole cambiare qualcosa nella sua vita, ma lo vuole fare a modo suo, mentre l’anima sa che il mutamento deve essere profondo, talvolta doloroso, e non sempre la personalità è disposta a pagarne il prezzo. La mia anima vuole che sia la mia percezione di cosa sono l’abbondanza e l’amore a cambiare, non unicamente le condizioni esterne. Queste muteranno, ma solo come “effetto collaterale” d’un cambiamento interiore, il quale spesso avviene solo attraversando delle difficoltà.

Continua con la quarta lezione...

[L’argomento è approfondito nel mio testo: LA VIA DELLA RICCHEZZA]

Salvatore Brizzi
(professione: cane di Dio)
(D.O.G. = Dogs Of God)



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martedì 21 novembre 2017

Evadere dal carcere in 10 passi – 2: L’identificazione


Shaman by Guillem Marì
Quando s'incarna, l’anima fabbrica un determinato apparato psicofisico: quello che meglio esprimerà le sue caratteristiche e che le consentirà di proseguire il suo percorso all’interno del pianeta-scuola, riprendendo il discorso dove lo aveva lasciato al termine dell’incarnazione precedente. Lo fa scegliendo i suoi genitori (e quindi una certa genetica) e l’ambiente dove nascerà.

I primi anni della fanciullezza servono ad abbandonare progressivamente l’identificazione con l’anima in favore d'una sempre più completa identificazione con la macchina biologica (il corpo, le emozioni e, soprattutto, la mente). L’identificazione con la mente – che le farà dimenticare del tutto la propria origine – le consentirà però di sviluppare la coscienza di sé, che non è possibile realizzare se non attraverso uno strumento duale come la mente umana e la sua appendice fisica, il cervello.

L’albero, il pesce rosso, il topo... (e alcuni autori televisivi) sono creature primitive che in realtà si trovano costantemente nell’Uno, per il semplice fatto che non se ne sono ancora completamente distaccate; tuttavia, non possedendo una mente duale, non possono divenire coscienti di sé. Per cui, un albero e un pesce rosso, pur sembrando più in pace di un essere umano che si reca tutte le mattine in ufficio, in verità nella scala evolutiva occupano un gradino precedente al nostro.

Il fenomeno della coscienza, che ci fa dire «io esisto», deriva dall’identificazione con uno strumento duale, capace cioè di dividere tutto in due:
esterno/interno
io/gli altri
caldo/freddo
ecc.

Dio – la Coscienza Assoluta – diviene cosciente di sé attraverso l’uomo. Questa è la ragione evolutiva per cui esiste il pianeta-scuola, l’incarnazione delle anime individuali dentro macchine biologiche sempre differenti e, in ultima analisi, il perché dell’Universo stesso.

Quali sono invece gli aspetti negativi dell’identificazione?
In un percorso evolutivo regolare l’essere umano, una volta diventato cosciente di esistere, in età matura dovrebbe riuscire a disidentificarsi dalla macchina biologica e identificarsi con la coscienza stessa, ossia l’anima. In una società normale, già nella fanciullezza si insegnerebbe ai bambini che questo è il loro compito, poiché non sono destinati a rimanere prigionieri di una macchina per tutta la vita.

Se l’essere umano riuscisse a sfruttare la sua permanenza nella macchina biologica per identificarsi con la sua stessa anima, al termine dell’incarnazione, egli oltrepasserebbe la soglia in piena consapevolezza. Questa è l’immortalità di cui si tratta nel percorso magico-alchemico. Questo è ciò di cui parla Gesù quando dice: «In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte». Gv 8,51

Il punto è che tale slittamento del “centro di consapevolezza” dalla personalità all’anima, generalmente non si verifica, in quanto ciò che io sto scrivendo in queste dieci lezioni non viene di norma insegnato ai giovani nelle scuole, per cui essi credono che non ci sia uno scopo evolutivo per il loro esistere e divengono schiavi della “filosofia del caso”. Se un uomo non sa che è qui per un motivo e che la sua vita ha uno scopo, quell’uomo è destinato a soffrire profondamente, per quanto possa raggiungere un livello elevato di successo materiale. Questa omissione educativa trasforma automaticamente il pianeta-scuola in uno psico-penitenziario che si percepisce come ingiusto e da cui è difficile evadere.

Tu crederai allora di essere il tuo corpo, le tue concezioni intellettuali, le tue idee politiche o contro la politica, le tue idee religiose o contro la religione, le tue opinioni su cosa può essere ritenuto socialmente accettabile oggi, ecc. Il risultato è che chi ha il potere di influenzare le macchine biologiche per mezzo dei media e dell’educazione scolastica... tiene in pugno anche le anime, proprio in quanto queste ultime credono, per l’appunto, di essere solo un apparato psicofisico nato per caso. Se un subacqueo impazzisce e comincia a credere di essere la sua tuta da sub, quando io compro quella tuta e me la porto a casa... compro anche la persona che c'è dentro: il contenuto diventa il contenitore e il suo destino diventa il destino della tuta.

Così come si esce dalla meccanicità attraverso lo sforzo di combattere le vecchie abitudini e di crearne di nuove (vedi post precedente), si esce dall’identificazione con la macchina biologica per mezzo dell’auto-osservazione, la quale rappresenta l’elemento essenziale di tutto il lavoro su di sé. Parliamo della creazione di un »testimone« capace di osservare e annotare i comportamenti della macchina biologica nel corso della giornata. Si comincia con il tenere un diario dettagliato che viene compilato la sera, indicando i comportamenti della macchina a livello fisico, emotivo e mentale. Poi si passa al taccuino, che viene tenuto sempre in tasca e sul quale annotiamo, nei limiti del possibile anche sul posto di lavoro, i momenti più rilevanti che vive la macchina, in tempo reale; per poterlo poi rileggere la sera prima di andare a dormire. Infine appare il testimone vero e proprio, un osservatore costante di quanto accade momento per momento, direttamente nell'istante presente, e che non ha più bisogno di annotare nulla.

Per quanto vi riteniate evoluti spiritualmente e siate persone che meditano con costanza da decine di anni, vi prego di trovare in voi l’umiltà necessaria per cominciare questo percorso (una sorta di Spirituality for dummies) studiando e applicando le basi fondamentali che vi sto suggerendo. Il lavoro su di sé può essere affiancato a qualunque altra pratica, qualunque movimento, tradizione o guru stiate seguendo. Non potrete che trarne beneficio.
Ve ne sarò grato per sempre.

Continua con la terza lezione...

Salvatore Brizzi
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3 Dicembre – MILANO
Convegno
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partecipano Calogero Falcone, Igor Sibaldi,
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