martedì 21 novembre 2017

Evadere dal carcere in 10 passi – 2: L’identificazione


Shaman by Guillem Marì
Quando s'incarna, l’anima fabbrica un determinato apparato psicofisico: quello che meglio esprimerà le sue caratteristiche e che le consentirà di proseguire il suo percorso all’interno del pianeta-scuola, riprendendo il discorso dove lo aveva lasciato al termine dell’incarnazione precedente. Lo fa scegliendo i suoi genitori (e quindi una certa genetica) e l’ambiente dove nascerà.

I primi anni della fanciullezza servono ad abbandonare progressivamente l’identificazione con l’anima in favore d'una sempre più completa identificazione con la macchina biologica (il corpo, le emozioni e, soprattutto, la mente). L’identificazione con la mente – che le farà dimenticare del tutto la propria origine – le consentirà però di sviluppare la coscienza di sé, che non è possibile realizzare se non attraverso uno strumento duale come la mente umana e la sua appendice fisica, il cervello.

L’albero, il pesce rosso, il topo... (e alcuni autori televisivi) sono creature primitive che in realtà si trovano costantemente nell’Uno, per il semplice fatto che non se ne sono ancora completamente distaccate; tuttavia, non possedendo una mente duale, non possono divenire coscienti di sé. Per cui, un albero e un pesce rosso, pur sembrando più in pace di un essere umano che si reca tutte le mattine in ufficio, in verità nella scala evolutiva occupano un gradino precedente al nostro.

Il fenomeno della coscienza, che ci fa dire «io esisto», deriva dall’identificazione con uno strumento duale, capace cioè di dividere tutto in due:
esterno/interno
io/gli altri
caldo/freddo
ecc.

Dio – la Coscienza Assoluta – diviene cosciente di sé attraverso l’uomo. Questa è la ragione evolutiva per cui esiste il pianeta-scuola, l’incarnazione delle anime individuali dentro macchine biologiche sempre differenti e, in ultima analisi, il perché dell’Universo stesso.

Quali sono invece gli aspetti negativi dell’identificazione?
In un percorso evolutivo regolare l’essere umano, una volta diventato cosciente di esistere, in età matura dovrebbe riuscire a disidentificarsi dalla macchina biologica e identificarsi con la coscienza stessa, ossia l’anima. In una società normale, già nella fanciullezza si insegnerebbe ai bambini che questo è il loro compito, poiché non sono destinati a rimanere prigionieri di una macchina per tutta la vita.

Se l’essere umano riuscisse a sfruttare la sua permanenza nella macchina biologica per identificarsi con la sua stessa anima, al termine dell’incarnazione, egli oltrepasserebbe la soglia in piena consapevolezza. Questa è l’immortalità di cui si tratta nel percorso magico-alchemico. Questo è ciò di cui parla Gesù quando dice: «In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte». Gv 8,51

Il punto è che tale slittamento del “centro di consapevolezza” dalla personalità all’anima, generalmente non si verifica, in quanto ciò che io sto scrivendo in queste dieci lezioni non viene di norma insegnato ai giovani nelle scuole, per cui essi credono che non ci sia uno scopo evolutivo per il loro esistere e divengono schiavi della “filosofia del caso”. Se un uomo non sa che è qui per un motivo e che la sua vita ha uno scopo, quell’uomo è destinato a soffrire profondamente, per quanto possa raggiungere un livello elevato di successo materiale. Questa omissione educativa trasforma automaticamente il pianeta-scuola in uno psico-penitenziario che si percepisce come ingiusto e da cui è difficile evadere.

Tu crederai allora di essere il tuo corpo, le tue concezioni intellettuali, le tue idee politiche o contro la politica, le tue idee religiose o contro la religione, le tue opinioni su cosa può essere ritenuto socialmente accettabile oggi, ecc. Il risultato è che chi ha il potere di influenzare le macchine biologiche per mezzo dei media e dell’educazione scolastica... tiene in pugno anche le anime, proprio in quanto queste ultime credono, per l’appunto, di essere solo un apparato psicofisico nato per caso. Se un subacqueo impazzisce e comincia a credere di essere la sua tuta da sub, quando io compro quella tuta e me la porto a casa... compro anche la persona che c'è dentro: il contenuto diventa il contenitore e il suo destino diventa il destino della tuta.

Così come si esce dalla meccanicità attraverso lo sforzo di combattere le vecchie abitudini e di crearne di nuove (vedi post precedente), si esce dall’identificazione con la macchina biologica per mezzo dell’auto-osservazione, la quale rappresenta l’elemento essenziale di tutto il lavoro su di sé. Parliamo della creazione di un »testimone« capace di osservare e annotare i comportamenti della macchina biologica nel corso della giornata. Si comincia con il tenere un diario dettagliato che viene compilato la sera, indicando i comportamenti della macchina a livello fisico, emotivo e mentale. Poi si passa al taccuino, che viene tenuto sempre in tasca e sul quale annotiamo, nei limiti del possibile anche sul posto di lavoro, i momenti più rilevanti che vive la macchina, in tempo reale; per poterlo poi rileggere la sera prima di andare a dormire. Infine appare il testimone vero e proprio, un osservatore costante di quanto accade momento per momento, direttamente nell'istante presente, e che non ha più bisogno di annotare nulla.

Per quanto vi riteniate evoluti spiritualmente e siate persone che meditano con costanza da decine di anni, vi prego di trovare in voi l’umiltà necessaria per cominciare questo percorso (una sorta di Spirituality for dummies) studiando e applicando le basi fondamentali che vi sto suggerendo. Il lavoro su di sé può essere affiancato a qualunque altra pratica, qualunque movimento, tradizione o guru stiate seguendo. Non potrete che trarne beneficio.
Ve ne sarò grato per sempre.

Continua con la terza lezione...

Salvatore Brizzi
(professione: cane di Dio)
(D.O.G. = Dogs Of God)



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