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mercoledì 21 ottobre 2020

La regola del non lamentarsi

« Io credo che, ovunque ci sia un vuoto, esso venga riempito dalla negatività e purtroppo in ogni azienda ci sono vuoti nella comunicazione tra i capi e i dipendenti e tra i vari team e i loro componenti. Succede ovunque: con le squadre sportive, al lavoro e in famiglia. Entro questi vuoti, la negatività nasce e cresce e, alla fine, se non viene affrontata, si espande come un cancro. »

 

Jon Gordon è lo stesso autore di The carpenter, un altro libro pubblicato da Antipodi Edizioni che ha riscosso un ottimo successo. Il sottotitolo di La regola del non lamentarsi recita: SOLUZIONI POSITIVE PER GESTIRE LA NEGATIVITÀ SUL LAVORO. Si rivolge quindi a tutti coloro che lavorano, una categoria che ultimamente in Italia è composta da sempre meno persone! Ma vi assicuro che serve anche a chi è disoccupato, in quanto l’abitudine di non lamentarsi deve cominciare da casa, in famiglia... o quando si va al bar o al supermercato. Solo allora si sbloccherà qualcosa anche riguardo alla sfera del lavoro.

Jon Gordon replica il successo del suo libro precedente con la storia accattivante di una donna, Hope, che lavora per una grande azienda e si ritrova da un giorno all’altro con il problema di dover insegnare ai suoi colleghi come gestire l’atteggiamento negativo sul posto di lavoro.

 

Ma lasciamo parlare il testo:

« Vedi, il modo migliore per gestire la negatività è creare una cultura positiva in cui la negatività non può nascere, crescere e sopravvivere, altrimenti passerai tutto il tempo a combattere la negatività invece di costruire una cultura positiva. »

« Lascia che le tue lamentele ti dicano cosa non vuoi, così da poterti focalizzare su ciò che vuoi. »

« Hope argomentò che un dipendente non dovrebbe mai lamentarsi con qualcuno che non è in grado di fornire una soluzione. La lamentela meccanica non serve a nulla e sabota il morale e la performance, essa coltiva la negatività e ha effetti dannosi sul lamentoso e sulla persona con cui questi si lamenta.»

« Poiché i manager parlavano della regola del non lamentarsi durante i colloqui di assunzione, gran parte delle persone non idonee scappava e col tempo l’azienda imparò che questo processo avrebbe creato un circolo perpetuo di energia positiva, che a sua volta avrebbe portato a un successo costante e a lungo termine. »

 

 

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Salvatore Brizzi

[Il mondo è bello, siamo noi ad esser ciechi]

 

 

 

 

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domenica 18 ottobre 2020

Combattere il regime o accettarlo?

 Le restrizioni del Governo aumentano. Sia coloro che credono nella pandemia, sia coloro che non ci credono... si stanno incattivendo. Entrambe le fazioni, limitatamente alla rete, si danno battaglia con toni sempre più accesi, come se entrambe ricavassero più sicurezza dal riuscire a convincere l’altra fazione di essere nella ragione.

Signori miei... così non se ne esce. Anche perché questo è solo l’inizio... e se siamo già agli insulti e all’odio reciproco fra le due fazioni... fra qualche mese la “guerra orizzontale” sarà inevitabile. Se già scrivete nei commenti: «Brizzi, io non ce la faccio più!», «Brizzi, sono troppo preoccupata per i miei figli!»... questo è segno che la fede sta venendo meno. Ma proprio ora è il momento di dar battaglia. Scuotetevi e recuperate dignità.

Con questo mio articolo sono sicuro di poter aiutare ad uscire dal giudizio almeno coloro che fanno un lavoro su di sé.

 

SIAMO SOTTO UN REGIME DITTATORIALE. La situazione è grave, ma non seria! In realtà, sotto un regime lo siamo sempre stati, ma le forme del nostro essere sudditi sono mutate nei millenni. In passato il regime era presente “a macchie” sul pianeta; in questi anni invece vuole diventare onnipervasivo e quindi rischia di risultare più visibile. Il regime va ben al di là dell’emergenza associata a un virus. La narrativa legata alla pandemia potrebbe finire tra una settimana così come tra un anno, ma non per questo smetteremmo di essere sottoposti a un regime, il quale semplicemente troverebbe altre forme per consolidare il suo potere.

Perché vi dico questo? Perché, se non volete soccombere nell’inutile scontro esteriore con un’altra fazione o con il Governo (che sono sempre due forme della “guerra orizzontale”), il VOSTRO MODO DI RAGIONARE DEVE CAMBIARE: non potete più lottare per difendere una democrazia, bensì cercare un modo per subire meno danni possibili, pur continuando a vivere sotto un regime. Dovete cercare un modo per portare avanti la vostra missione indipendentemente dalla forma di governo. Questo modo è il LAVORO SU DI SÉ, ma non voglio parlarne oggi.

Voi state male – e sprecate un sacco di energie – unicamente perché non volete accettare la realtà. Confrontate quello che sta accadendo intorno a voi con una realtà alternativa dove il “popolo è sovrano”... una realtà che esiste solo nella vostra testa. Una folla “meccanica” non può essere sovrana. Il punto è che mettere a confronto la realtà con la fantasia, conduce spesso a sofferenza e senso di impotenza. Giocate a fare i complottisti, ma sotto sotto ancora non credete né a Matrix né al Truman Show. Non siete ancora entrati nell’ottica di chi agisce in una società governata da un regime dittatoriale. Pensate di poter provocare una rivoluzione radunando le persone attraverso i social... che sono controllati dal regime stesso!

Io non sono un esperto di complottismo, per cui non so a quali grandi gruppi finanziari tutto ciò risulti conveniente. Sono certo che sia la sete di denaro a governare il mondo materiale (quello che nel Vangelo è chiamato “mammona”), tuttavia non conosco tali meccanismi nei particolari. Conosco invece molto bene le cause più esoteriche di tutto questo e so che le limitazioni e le restrizioni possiedono un valore energetico molto potente che agisce sull’inconscio delle masse. 

Ma veniamo a noi e al senso del giudizio. Se foste in prigione, vi lamentereste in continuazione per le restrizioni a cui siete sottoposti? Beh... è probabile che qualcuno lo farebbe comunque, ma la maggior parte dei carcerati solitamente accetta che le sue libertà siano limitate e obbedisce alle regole che sono in vigore all’interno della struttura. Nell’ambito di questa situazione – che viene data per scontata – ogni carcerato cerca di ritagliarsi la sua personale libertà, prova a condurre segretamente i propri affari, raggiunge accordi con altri carcerati che la pensano come lui. Come ogni titolare di un esercizio commerciale, ogni ristoratore e ogni libero professionista sa... bisogna imparare a cavarsela nonostante le azioni del regime, nascondendosi da esso per non perire.  

Il prigioniero non vive in uno stato psicologico di perenne opposizione nei confronti della struttura carceraria, perché ne avrebbe molti svantaggi e nessun vantaggio. Si abitua, invece, a farsi piccolo per riuscire a passare attraverso le maglie del sistema.  

Con questo non voglio negare che alcuni fra coloro che leggono questo articolo non abbiano come compito di scendere in piazza o pubblicare notizie di informazione alternativa. Sono indispensabili anche costoro. Il mio discorso è rivolto a coloro che sono “rosi dalla rabbia” per quello che sta succedendo, in quanto non accettano la situazione per quello che è.  

«Ci dicono persino con quante persone possiamo festeggiare in casa nostra, con la nostra famiglia. Ma ti rendi conto? Ci stanno sottraendo un po’ alla volta le nostre libertà» mi fate notare con un velato senso di frustrazione.

«E dov’è la novità?» rispondo io «Se tu fino a ieri sei vissuto in un mondo di fantasia, la colpa non è del signor Conte né del signor Bergoglio. Loro fanno il loro dovere. Tu stai facendo il tuo... oppure perdi tempo ad arrabbiarti con quelli che portano la mascherina anche in macchina?» 

«Ma tu stai paragonando uno Stato a una prigione. Non è normale. Non possiamo accettare questo!» mi dite con impavido fervore dannunziano.

«Non mi limito a paragonare lo Stato a una prigione, perché è la realtà stessa ad essere una prigione. Resta il fatto che sei tu ad avere un problema, non la realtà». Questa realtà può essere uno psico-psicopenitenziario... oppure una scuola di vita che porta alla liberazione totale. In questo articolo ho volutamente evitato di parlare di questo secondo aspetto (che ho già ampiamente trattato altrove) ma, ovviamente, è proprio questo l’aspetto fondamentale.

Cominciate a guardarvi intorno e ad accettare il luogo in cui vi siete incarnati. Il resto verrà da sé... 

Salvatore Brizzi

[Il mondo è bello, siamo noi ad esser ciechi]

 


 

 

 

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