lunedì 26 maggio 2014

Il rapporto di coppia


La scorsa settimana ho visto un film dove, in una scena di intimità di coppia, a un certo punto lei chiede a lui cosa lo preoccupa e se è veramente felice con lei. Lui ci pensa un po’ su e risponde: “Temo per il nostro futuro e quello di nostro figlio, sto cercando un modo per mettere da parte dei soldi, in maniera che siate sempre felici qualunque cosa succeda”. Lei gli sorride, lo accarezza e dice molto semplicemente: “Io sono felice... tuo figlio è felice... se tu ci stai accanto, qualunque cosa succeda. Il tuo amore ci rende felici, non un piano previdenziale!”.

 (Il bacio, di Silvia Pisani)

Questa scena mi ha fatto pensare alle differenze abissali – altro che “siamo tutti uguali” – che esistono fra il modo di pensare d’un uomo e quello d’una donna. Di cosa necessita veramente una donna e di cosa necessita veramente un uomo? Perché non si capiscono? Perché uno reagisce male ai bisogni dell’altro?

La donna è soggetta a fluttuazioni emotive; questo accade periodicamente, nel rispetto di veri e propri cicli. La sua emotività è per definizione meno stabile – più lunare – rispetto a quella dell’uomo. Un uomo saggio impara a uscire dai propri schemi mentali per aiutare la donna a sentirsi al sicuro durante queste sue fluttuazioni emotive. Con la sua presenza lui risulta estremamente utile nel riportarla “a terra”, ma non deve cadere nel tranello di trattarla come lui vorrebbe essere trattato, perché lei non è un uomo e non manifesta gli stessi bisogni d'un uomo.

Periodicamente lei scende in una sorta di abisso emotivo dove tutto sembra assumere una colorazione negativa, preoccupante, con forti connotazioni d’insicurezza personale. Molti uomini commettono l’errore d’impedire a lei di scendere nel suo abisso, nel suo pozzo emozionale. Per il maschio l’emotività è sempre qualcosa di destabilizzante e dunque preoccupante, da evitare il più possibile. Invece per la femmina questa “discesa negli inferi” è necessaria e periodica. Per questo motivo lui non deve manifestare preoccupazione, bensì un amorevole appoggio, una sorta di accompagnamento nella discesa. Se lui si preoccupa e vuole “correre ai ripari” rende solo più difficile e più sofferta la discesa emotiva di lei.

Non deve cercare di farle riprendere quota, ma unicamente ascoltarla e sostenerla con un amore incondizionato. Altrimenti la paura dell’emotività di lei lo porterà a reagire dapprima con apprensione e poi con aggressività, in quanto si sente incapace di svolgere il suo ruolo di maschio: “salvarla” aiutandola a tornare alla normalità. L’inadeguatezza di lui fa soffrire di più anche lei, perché non si sente più libera di poter scivolare liberamente nella propria emotività. Prima lui capisce che nessuno può impedire a lei di scendere nell’abisso e toccare il fondo, prima lei sarà in grado di toccare il fondo e risalire... anche grazie al sostegno amorevole e non apprensivo di lui.

D’altra parte il maschio ha periodicamente bisogno di allontanarsi dalla sua compagna. Ha un bisogno vitale di distacco temporaneo dalla relazione, che non ha nulla da spartire con la mancanza d’amore nei confronti della sua partner. Si chiude nel silenzio, diventa pensieroso, trova delle scuse per passare del tempo da solo, ma non ha smesso di amarla, tutt’altro. Il punto è che il maschio di rado manifesta apertamente i suoi bisogni ed esprime emozioni di disagio, anche perché si sentirebbe in colpa nei confronti della compagna; lui stesso teme di non amarla più.

In un normale rapporto di coppia lui rischia di perdere il contatto con se stesso, con la sua integrità. Mentre lei è abituata a darsi, per lui è differente, lui a un certo punto sente che sta perdendo qualcosa di sé, si sente soffocato nella relazione. QUESTO PER UN UOMO è NORMALE. Non significa che non la ama più o, addirittura, che non è fatto per la coppia, ma solo che sta attraversando il suo bisogno di isolarsi, deve esprimere la sua natura di single, di cacciatore, di capobranco... pur senza rinunciare alla coppia. Per questo motivo è indispensabile che si allontani periodicamente: soddisfa il proprio bisogno di indipendenza, autonomia, ricentratura in se stesso. Se non lo fa “per educazione”, oppure se lei per paura gli impedisce di farlo, pur rimanendo sotto lo stesso tetto lui entrerà in una fase di mutismo, scontrosità, aggressività... e comincerà a cercare sesso all’esterno della coppia. A un certo punto penseranno entrambi che non c’è più amore e la relazione sarà finita.
L’aspetto più incredibile è che sarà solo frutto d’un fraintendimento!

Dove sta scritto che nel momento in cui ci si sposa si deve restare 24ore su 24 sotto lo stesso tetto? Dove sta scritto che si deve andare sempre in vacanza insieme? Nonostante sia evidente che questo approccio raramente funziona... continuiamo ad adottarlo, e quando la situazione per lui diventa insostenibile la coppia si rompe.

Dopo che lui avrà trascorso qualche giorno (se non lo fa da tanto, o se non l’ha mai fatto, sarebbe meglio qualche settimana) nella sua solitudine, sentirà spontaneamente il desiderio di tornare dalla sua compagna, riprendendo da dove aveva lasciato. Come se nulla fosse.

Il comportamento di lei dev’essere di comprensione e accettazione totale. Deve permettergli di raggiungere la massima distanza da lei senza farsi prendere dal panico. Più s’innervosisce e lo trattiene, più rende problematico il rientro di lui nella relazione di coppia. Il risultato è che fra i due scenderà il gelo.

Quando un uomo e una donna entrano in intimità all’inizio d’una relazione, mentre lei vuole rendere immediatamente duraturo questo rapporto, lui invece sente dopo breve tempo il bisogno di allontanarsi. È qualcosa di insito nelle nature di maschio e femmina. Metaforicamente è anche ciò che accade dopo aver fatto sesso. Se lei non si lascia prendere dal panico, se se la gioca bene e lo lascia fare, lui tornerà... e tornerà... e tornerà ancora...
Sempre che ci siano i presupposti per una relazione duratura.


Per questo articolo ho preso utili spunti dal famoso testo: Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere di John Gray.

Vi ricordo che il 07-08 Giugno 2015, in zona Rimini/Pesaro, terrò, in compagnia di Irene Curto, un seminario sulla coppia dove parleremo di questi e altri argomenti (clicca qui per info).

Salvatore Brizzi
NON DUCOR DUCO
(non vengo condotto, conduco)




 
Vi ricordo che i due articoli dove meglio spiego nei dettagli la pratica del lavoro su di sé restano:
e



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L’ALCHIMIA INCONTRA LE NEUROSCIENZE
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