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martedì 17 novembre 2015

Incrementare la resilienza nella macchina biologica


L’attenzione è la moneta più preziosa che ho per pagare la libertà interiore.
G.I. Gurdjieff

Quando emozioni come la paura, l’angoscia o la rabbia si impadroniscono di noi avviene un vero e proprio “sequestro cerebrale”, ossia le nostre capacità mentali razionali non rivestono più alcuna utilità, non hanno più voce in capitolo. Quando l’emozione è molto intensa possiamo essere sicuri che qualcuno o qualcosa è andato a toccare una nostra antica ferita emotiva carica di dolore. A rendere insormontabile un problema - sia esso lavorativo o familiare - non è mai il problema in sé, bensì il fatto che abbiamo perso la nostra intelligenza perché siamo stati “sequestrati” da un’emozione irrazionale scatenata da una ferita.

In meccanica esiste il concetto di resilienza, ossia la capacità di un metallo di assorbire energia di deformazione elastica. La capacità di ritornare alla sua forma originaria non appena cessa la forza che lo aveva deformato. Dal punto di vista psicologico è l’attitudine a far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre. Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.

Di fronte all’evento avverso non è rilevante non provare l’emozione negativa che annulla temporaneamente la nostra intelligenza; pare infatti che fino a un certo grado di sviluppo della coscienza (stiamo parlando di maestria spirituale) non sia possibile evitarlo. È invece importante diventare come un materiale altamente resiliente, ossia capace di tornare velocemente e integralmente allo stato originario. L’intensità dell’emozione provata, in rapporto al lasso di tempo che impieghiamo per “tornare in noi” definisce in maniera netta - direi matematica - il nostro stato di coscienza.

Quali mezzi abbiamo a nostra disposizione per incrementare questa capacità?
Innanzitutto l’esperienza, ossia la ripetizione successiva di eventi che scatenano questo fenomeno incontrollabile. Questo è un metodo meccanico, in quanto accade indipendentemente dalla nostra volontà: la Vita ci costringe a fronteggiare ricorsivamente determinate situazioni di disagio emotivo. È sicuramente il metodo più lungo e inoltre non dà la certezza di alcun risultato, perché attraverso la sola ripetizione, se l’evento non viene mai elaborato coscientemente, ma unicamente subìto, non si ottiene una guarigione della ferita e potrebbe accadere che nella persona il rifiuto si vada accumulando fino a rendere insopportabile la situazione.

Sono sicuro che tutti voi vi siate stancati di rivivere il vostro passato anziché sperimentare un reale futuro. Dobbiamo pertanto sfruttare la ripetizione a nostro vantaggio in maniera cosciente, con lo scopo di liberarci dal loop dell’“eterno ritorno”. Portiamo quindi la nostra Attenzione consapevole sul disagio interiore. Assaporiamolo. Spogliamolo della sua veste morale (giusto/sbagliato) e sentiamolo unicamente per ciò che è: un evento fisico-elettrico. È normale provare dolore, ma non lo è provare sofferenza. Il dolore è solo una scarica elettrica, mentre la sofferenza è il rifiuto dell’evento legato a quella scarica elettrica.

La chiave è avere il Coraggio di non opporre resistenza al dolore emotivo. Per elaborare l’evento dobbiamo abituarci a farci sopraffare consapevolmente dalla situazione e dalle emozioni negative che ne derivano, così come ci lasceremmo affascinare dalla vista d’un vulcano in eruzione, percependolo terribile e incantevole allo stesso tempo. Non dobbiamo rifiutare quelle emozioni e quei pensieri come indesiderati; viviamoli fino in fondo, senza farci distrarre dalla sofferenza, senza giudizio. Diveniamo esploratori fermamente intenzionati a scoprire la radice energetica profonda di quanto stiamo provando. Scendiamo senza timore nella caverna, senza badare agli attori esterni del nostro dramma. Loro vivranno esattamente il destino che meritano, noi facciamo il nostro Lavoro di liberazione.

La vita ci pone esattamente nelle condizioni (lavorative, economiche, familiari e sessuali) più adatte a salire il nostro prossimo gradino evolutivo. Il nostro compito consiste nell’evitare di incolpare quelli che abbiamo intorno e concentrarci invece su ciò che proviamo all’interno. Nel lavoro magico-alchemico non esistono fatti belli o brutti, ma solo fenomeni elettro-chimici. Che sia rabbia, felicità o eccitazione sessuale... in verità, a un livello profondo, stiamo sempre parlando di fisica, non di psicologia. Abbiamo una perniciosa tendenza a interpretare i fenomeni elettrici in termini psicologici. Correggere una distorsione in un campo elettrico è diverso che elaborare un divorzio! Il grado di coinvolgimento psicologico risulta minore.

Il traguardo finale, la resilienza massima, si manifesta nella capacità di integrare istantaneamente il fenomeno elettrico-emotivo tanto da non riuscire più a considerarlo un disagio. Il fenomeno elettricamente doloroso viene spogliato dell’aspetto sofferenza, una maschera che lo appesantiva e di cui adesso non ha più bisogno, in quanto grazie alla nostra costante Attenzione la sua vera natura è venuta allo scoperto. L’energia emotiva prodotta nel processo ovviamente non scompare, al contrario, adesso si trova a nostra disposizione.
Ma questa è un’altra storia.

Salvatore Brizzi
(occupazione: domatore di fiumi)


 

Vi ricordo che i due articoli dove meglio spiego nei dettagli la pratica del lavoro su di sé restano:
e



Gli argomenti di questi due post vengono approfonditi nel video:
L’ALCHIMIA INCONTRA LE NEUROSCIENZE
a questo link




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