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giovedì 20 settembre 2018

Dove stanno i nostri ricordi?


Adesso proviamo ad utilizzare un po’ la mente astratta.
Vi chiedo di pensare a vostra nonna, oppure di pensare alla casa dove abitavate da bambini, oppure semplicemente alla vostra macchina, che in questo momento è parcheggiata sotto casa vostra o sotto il vostro ufficio. Ce l’avete bene in mente?
Bene. La domanda è: da dove avete preso quell’immagine? Dov’era prima che la ricordaste? Immagazzinata da qualche parte?

Fin da quando avevo vent’anni queste domande mi mandavano fuori di testa. Così come la domanda: come mai c’è qualcosa, come mai c’è la vita... l’universo... anziché il nulla totale?!

L’immagine di vostra nonna, dov’era prima che la richiamaste alla memoria in maniera cosciente? Non crediate che in tutti questi anni io non abbia posto a destra e a manca (in particolare da quando esiste internet) queste domande, alla spasmodica ricerca di risposte. Così come per le questioni delle interferenze aliene, dei vaccini, del fluoro nei dentifrici o dello zucchero negli alimenti... mi pronuncio (e modifico io stesso i miei comportamenti) solo dopo aver acquisito una visione il più possibile ampia della questione sia, dove possibile, in maniera diretta, sia contattando i personaggi che ne sanno più di me (no... non mi limito a guardare i video complottisti su youtube!).

In questo caso, il “neuroscienziato medio” risponde che i ricordi sono immagazzinati da qualche parte nel cervello, ad un livello inconscio, sempre pronti ad emergere. E questo è ciò che viene insegnato a scuola.

“Immagazzinati nel cervello”!?!
Ma cosa diavolo vuol dire... a livello pratico?
Noi non ci fermiamo a un’ipotesi che, al momento, non essendo ancora supportata da dimostrazioni, possiamo definire “campata in aria”. Noi vogliamo andare in profondità. Se l’immagine di mia nonna o della mia automobile si trovano da qualche parte nel mio cervello fisicamente, come affermano i neuroscienziati, significa che se io seziono un neurone o scansiono una rete neurale, devo in qualche modo trovare quelle immagini? Come dei file dentro una cartella?

Detto in altri termini: in quale senso il ricordo di mia nonna che entra nella stanza portandomi la torta di compleanno si trova “immagazzinato” (sto usando i termini che si trovano nei libri di testo) nella chimica del mio cervello???

Esiste un gap, incolmabile, fra l’immagine nella mia coscienza – comprese le eventuali sensazioni relative a quell’immagine – e ciò che può verosimilmente accadere dentro un cervello che lavora grazie alla chimica e agli impulsi elettrici.

Nella mia coscienza io possiedo il ricordo ben preciso di mia nonna (con tanto di sensazioni e profumi), ma nel mio cervello si possono verificare solo processi chimico/elettrici. Ma allora l’immagine vera e propria, da dove arriva? Come si compone... e, soprattutto, come faccio io a “vederla” nella mia testa?
Detto in altre parole, se io seziono i miei neuroni al microscopio... non trovo né immagini né profumi, però nella mia coscienza “appaiono”.
Il passaggio da un fenomeno all’altro, resta un mistero.

A nulla è valso finora ipotizzare corrispondenze tra il cervello e il computer o il cellulare. Se apparentemente può sembrare che funzionino nello stesso modo, è stato già scoperto che all’atto pratico sono molto differenti. Le immagini che appaiono sul pc noi le vediamo su uno schermo FISICO. L’immagine di mia nonna DOVE la vedo? Su quale schermo? Fatto di cosa? Anche ammettendo che le immagini si trovino immagazzinate in bit di informazioni da qualche parte nei neuroni (cosa non ancora dimostrata in maniera definitiva)... resta il fatto che non abbiamo idea di cosa significhi VEDERE il ricordo, né DOVE ciò si verifichi materialmente.

Il mestiere della scienza è fare ipotesi – e per questo mi piace – ma poi sta al nostro discernimento fare in modo che le ipotesi non diventino, in maniera arbitraria, delle certezze di vita. La teoria ufficiale dice che i pensieri e i ricordi “in qualche modo emergono” dalla fisiologia del cervello. Ma è una teoria, al momento indimostrabile. E non è certo la prima volta che una teoria assurge al ruolo di verità [ricordiamoci che la teoria secondo la quale l’evoluzione delle specie avverrebbe per mutazioni casuali si è rivelata probabilisticamente insostenibile, tuttavia viene ancora insegnata a scuola]. Insomma... in mancanza d’altro, prendiamo delle teorie, le diamo per buone e le insegniamo a scuola, perché tanto un bambino non fa troppe domande e più che altro sta lì seduto in attesa dell’intervallo.

Sia ben chiaro, questo non sottrae validità al metodo scientifico; piuttosto dovrebbe indurre tutti noi a una riflessione: una teoria non è una verità e non dovremmo utilizzarla per continuare a dormire sonni tranquilli, quando invece non sappiamo ancora praticamente nulla di certo sull’universo che ci circonda né di come funziona la coscienza umana, né, soprattutto, del collegamento fra i due (e qui si aprirebbe tutto un altro discorso).

Una cosa è certa: quello che avviene a livello della coscienza (ricordi, sensazioni, il nostro stesso senso di esserci), non è spiegabile unicamente con ciò che avviene sul piano fisico/chimico. Ci dev'essere qualcos'altro.

A voi le ulteriori riflessioni, in base ai vostri studi... ma, soprattutto, in base alle vostre esperienze dirette di auto-osservazione.

Salvatore Brizzi
[Il mondo è bello, siamo noi ad esser ciechi]



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