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giovedì 14 ottobre 2021

Un giorno di preghiera e digiuno

«Voglio cambiare le loro menti, non ucciderli per la debolezza che è in tutti noi. La legge deve entrare in vigore dal 6 aprile, voglio invitare la nazione a farne un giorno di preghiera e di digiuno.»

Questo dice Gandhi, nel film dedicato a lui, riferendosi al 6 aprile 1930, il giorno dell’entrata in vigore della “legge sul sale” in India, una legge imposta dagli inglesi.

 

Una frase piuttosto interessante. Lui voleva preparare un’azione non violenta, poiché con un’azione violenta avrebbero ucciso degli inglesi, sì, ma solo a causa della debolezza degli indiani stessi, cioè dell’incapacità degli indiani di farsi rispettare e farsi valere come popolo. Tentare di liberarsi uccidendo degli inglesi, significava lanciare un segnale di debolezza, non di forza.

Che la via della violenza esterna non sia percorribile, l’ho già specificato differenti volte (il mio testo Manuale di insurrezione si concentra proprio su questo punto) e ci viene confermato dalle cronache di questi giorni: ogni azione violenta provoca una reazione sempre più repressiva da parte del sistema.

SI VINCE PRIMA DI COMBATTERE. La guerra deve dapprima essere vinta interiormente, solo questo garantisce il successo. Sfruttiamo il valore aggiunto della nostra anima, per tenere a bada una stirpe di lucertoloni vuoti.

Gli atti sociali devono essere simbolici e provenienti dall’anima, non violenti e scomposti, cioè dettati da bassi impulsi malgestiti.

Questo 15 ottobre rappresenta una tappa essenziale – anche se non ancora l’apice – di un processo di asservimento che è in atto sul pianeta da innumerevoli anni. La politica e l’informazione non c’entrano nulla con tutto questo, loro sono unicamente strumenti di qualcosa di più profondo che sta avvenendo nell’oscurità.

Non dobbiamo preoccuparci per l’esito finale. Dobbiamo però agire senza esitazione e in maniera non emotiva, come un qualunque guerriero o una qualunque guerriera che vogliano dirsi tali.

Il 15 ottobre facciamo un giorno di preghiera (o meditazione) e digiuno... e non andiamo sul posto di lavoro (o meglio... ci presentiamo e ci facciamo respingere, lo scopo è non perdere il posto di lavoro). E se lavoriamo da casa ci rendiamo irreperibili. Se non riuscite a digiunare per 24ore potete sempre fare un digiuno di 12 ore, dall’alba fino al tramonto, e mangiare qualcosa dopo.

Questo invito, sia ben chiaro, è rivolto anche a chi ha già accettato il green pass. Chi si è già fatto punturare il deltoide deve scioperare non per sé stesso, bensì per solidarietà verso un’idea: non è giusto che io subisca una verifica sanitaria per svolgere il mio lavoro. Lavorare ed essere pagato per il lavoro che svolgo è un mio diritto, che nessuna pandemia può cancellare, mai. Un concetto chiaro e semplice. Non vi siete accorti che il virus non c’entra più nulla oramai da almeno un anno, ma si sta svolgendo un attacco dei grandi poteri finanziari nei confronti delle nostre libertà fondamentali? Una discriminazione simile non è stata concessa nemmeno ai tempi dell’AIDS.

Se dico di sì adesso... cos’altro mi verrà chiesto in futuro?

UN GIORNO DI MEDITAZIONE/PREGHIERA E DIGIUNO PER DARE UN SEGNALE. Non è necessario pregare o meditare per ore consecutive, ritagliatevi degli spazi lungo la giornata. Non è indispensabile scendere in piazza e far vedere a tutti cosa stiamo facendo (decidete voi se farlo pubblicamente o meno). Si sta a casa, si prega, si digiuna... e non ci si rende reperibili sul lavoro. In questo modo agiamo direttamente sul sistema economico, senza trovarci faccia a faccia con gli agenti che questo sistema devono difenderlo (e comunque anche loro, per solidarietà verso i lavoratori, possono aderire). Senza alimentare lo scontro orizzontale. Vi garantisco che la simbologia è importante, gli atti simbolici possono cambiare il mondo.

Dal momento che avete la possibilità di stare a casa senza essere licenziati, io vi consiglio di sfruttare al massimo questa occasione. Per chi ha il giusto coraggio (=sa agire con il Cuore) e vuole proseguire nell’azione di insurrezione, si tratterebbe di resistere qualche mese per capire cosa succederà a partire da gennaio 2022. Può essere che una volta raggiunto il loro primo scopo (la puntura a tappeto) ci sia un allentamento della presa, prima del prossimo attacco. Ma d’altronde, resistere a oltranza era un problema che dovevano affrontare anche i nostri padri e i nostri nonni quando scioperavano negli anni ’60 e ’70.

Non siamo da meno di coloro che ci hanno generato.

Siamo intrappolati dentro un fottuto film di fantascienza, con tanto di lucertoloni che hanno invaso la Terra e un sistema globale che vuole usare le masse come bestiame: produci-consuma-crepa.

Non abbiamo davvero niente da perdere.

Io lo faccio.

Salvatore Brizzi

[Il mondo è bello, siamo noi ad esser ciechi]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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