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martedì 2 giugno 2020

Omaggio all'anima d'un guerriero


[Questo è un articolo che ho pubblicato per la prima volta nove anni fa. Lo ripubblico oggi in occasione dell’anniversario della morte (2 giugno 2011) di questo personaggio]

Qualche settimana fa ho acquistato il dvd LivingLuminaries, costituito da una serie di interviste a personaggi famosi quali EckhartTolle, DonMiguel Ruiz e MichaelBernard Beckwith. Ma uno dei personaggi che mi hanno più colpito è forse quello meno famoso e meno legato all’ambiente della spiritualità: Geronimo JI Jaga.

Al minuto 11 del dvd compare un omone nero, ex carcerato, che pronuncia queste frasi:
In prigione ho trovato la Libertà. A 58 anni, nelle più cupe profondità delle prigioni di San Quintino e Folsom ho iniziato un processo di distacco da tutto. La liberazione dall’ego, capire che sei solo una piccola parte di qualcosa di molto più grande.

I primi otto anni dei ventisette che ho passato in prigione li ho trascorsi in isolamento. A quei tempi l’isolamento era una cella vuota... una tortura disumana. Per i primi due anni temevo le formiche, che uscivano da un buco nel pavimento – che era il mio gabinetto – e venivano a mordermi. Poi ho capito che quello era il loro mondo e io non avevo il diritto di ucciderle, per cui mi sono arreso e ho lasciato che mi mordessero.

Non appena mi sono arreso a quella situazione hanno smesso di mordermi... e hanno cominciato a portarmi piccole briciole per mangiare.
È stato un atto di sottomissione e riduzione del mio ego. Prima hai un atteggiamento da macho, pensi di essere superiore e di poter affrontare tutto. Poi un giorno ti rendi conto che devi sottometterti a queste piccole creature.


Ma chi è Geronimo?
Geronimo Pratt, conosciuto come Geronimo JI Jaga, è stato innanzitutto un Guerriero, quindi un rivoluzionario, un dirigente del Partito delle Pantere Nere (Black Panther Party) e, in quanto tale, un bersaglio che l’FBI doveva “neutralizzare” a ogni costo.

Nel dicembre del 1969 la sede del BPP di Los Angeles viene pesantemente attaccata da un esercito di poliziotti armati fino ai denti. Chiunque sano di mente, circondato dall’FBI, si sarebbe arreso senza condizioni. Ma Geronimo – che era allora il Ministro della Difesa in carica del Partito delle Pantere Nere – barrica l’ufficio e sostiene una dura battaglia a colpi di mitra, che si protrae per oltre quattro ore.


Un manipolo di uomini guidati da Geronimo sostiene quattro ore di guerra metropolitana contro l’FBI. Niente del genere era mai successo prima. Delle forze di polizia fanno parte anche i SWAT, che all’epoca erano alla loro prima missione importante. Quando il frastuono dei mitra si placa, tutte le “pantere” presenti nella sede del partito sono ancora in vita (e anche gli agenti), grazie alla difesa di Geronimo e alle sue non-ordinarie virtù militari. Anche se in seguito diversi militanti del BPP vengono seviziati dalla polizia, in quell’occasione nessuno resta ferito gravemente, nonostante fossero stati per ore sotto il fuoco incrociato delle forze dell’ordine.


Geronimo, in questa incarnazione, aveva imparato a combattere nelle risaie del Vietnam, quando era giovane, ma nelle incarnazioni passate – come tradisce il suo stesso nome – era già stato un abile Condottiero in grado di gestire uomini e mezzi nei più disparati campi di battaglia: in questa vita è stato nell’“esercito di liberazione nero”, in quelle precedenti ha combattuto sia tra gli indiani d’America che nell’esercito di Gengis Khan.

Da quel giorno lo Stato lo inserisce nella lista dei ricercati eccellenti, per aver difeso con le armi i diritti dei neri in quegli anni. Geronimo viene poi accusato dell’omicidio di una donna, condannato e rinchiuso in diverse prigioni di stato per quasi trent’anni. Per l’esattezza, ventisette anni di prigione, di cui i primi otto in isolamento!

Esce di carcere nel 1997, quando, grazie ad alcune testimonianze, cade finalmente l’accusa di omicidio che gli era stata ingiustamente rivolta e che aveva costituito il pretesto ufficiale per tenerlo in carcere quasi trent’anni.


Negli anni successivi lavora come attivista dei diritti umani e in particolare di uomini e donne che vengono incarcerati ingiustamente. Muore nel 2011 in Tanzania, dove si era trasferito.

Maharaj e Krishnamurti insegnavano a lasciar andare. Non bisogna essere legati a ciò che causa il nostro deterioramento. Una volta raggiunto questo stato è come essere uno spirito che vive in sé e vive solo di se stesso.
Geronimo JI Jaga
(13 Settembre 1947 – 02 Giugno 2011)


Salvatore Brizzi
NON DUCOR DUCO
(non vengo condotto, conduco)

 
La domanda che vi pongo oggi è: come avreste reagito voi, sapendo di essere stati condannati per un omicidio che non avete commesso? Pare sia una condizione abbastanza frequente, non solo nel sistema giudiziario americano, ma anche nel nostro; anche se in questo caso l’accusa di omicidio era stata pilotata allo scopo di fermare le attività non certo “tranquille” di Pratt e delle Pantere Nere. In questo caso – incredibilmente – non ci era scappato il morto, ma spesso succedeva.

Quali sarebbero i vostri pensieri la prima settimana... il primo mese... il primo anno? Continuereste ogni giorno a pensare al momento della vostra liberazione? E se foste condannati all’ergastolo?

Cosa accade nella psiche umana dopo otto anni di isolamento? Spesso si hanno conseguenze psichiatriche (si scivola verso il basso), ma talvolta, più spesso di quanto si creda, a un certo punto l’ego si arrende, smette di resistere e la coscienza sale verso il Cielo. Da un certo momento in poi diventi semplicemente un essere umano diverso rispetto a prima: infra-umano oppure ultra-umano.

A queste due situazioni può condurre l’APORIA (dal gr.: strada senza uscita).
In questo periodo storico saremo tutti confrontati con la nostra personale aporia.

Salvatore Brizzi
[Il mondo è bello, siamo noi ad esser ciechi]






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