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giovedì 9 maggio 2013

Un mondo capovolto


Mi viene in mente un esperimento percettivo di cui ero venuto a conoscenza qualche anno fa. Un esempio di automaticità della nostra percezione. Si chiede a un soggetto d’indossare un paio di speciali occhialoni, in cui sono stati inseriti dei prismi che invertono il campo visivo in senso sia verticale che orizzontale. Ne consegue che quello che prima era in alto, ora sta in basso: il pavimento è sopra e il soffitto è sotto di lui. Ciò che prima si trovava alla sua sinistra ora si trova alla sua destra, e viceversa.

È un esperimento terribile. Muoversi in quelle condizioni è davvero difficile, molto più che, per esempio, camminare in assenza di gravità, tanto che certe persone vengono colte da nausea. Questi occhialoni vengono tenuti per giorni. Se, per esempio, il soggetto vede un oggetto che desidera prendere e che si trova chiaramente alla sua sinistra, dovrà invece muovere la mano nella direzione che per il suo corpo è la destra.

Il soggetto, invece di affidarsi ai suoi automatismi inconsci, dovrà fare di ogni movimento un atto cosciente. E questo è il primo grande risultato, perché viene costretto a focalizzare tutta la sua attenzione Qui-e-Ora, su ogni percezione dell’ambiente e su ogni spostamento che intende compiere all’interno di quell’ambiente. Anche solo afferrare un bicchiere d’acqua diventa un gesto d’importanza capitale, non più scontato come prima. E questo già cambia lo stato di coscienza dell’individuo, il quale non può più permettersi di afferrare il bicchiere “dormendo”.

Dopo alcuni giorni, tuttavia, non gli sembrerà più che tutto sia capovolto, ma potrà spostare gli oggetti senza più stare a pensare dove siano davvero la sinistra e la destra. Potrà di nuovo afferrare un bicchiere d’acqua mentre discute con un amico od osserva dei bambini che giocano fuori dalla finestra. È stata costruita e automatizzata una nuova prospettiva percettiva, tanto che il soggetto avrà la sensazione di percepire la realtà direttamente, così com’è davvero, e lo farà con la stessa sensazione di sicurezza che aveva prima di mettersi gli occhialoni.

Quando poi, alla fine dell’esperimento, proverà a toglierseli, improvvisamente il mondo gli apparirà capovolto, e pur andando in giro senza occhialoni, come tutte le altre persone intorno a lui, si muoverà con difficoltà e dovrà nuovamente focalizzare tutta la sua attenzione su ogni gesto che intende compiere.

Ciò che io cerco di trasmettere attraverso il Libro di Draco Daatson e il relativo seminario sui suoi insegnamenti è, in un certo senso, una nuova prospettiva percettiva, ma che invece di riguardare solo i sensi, riguarda la coscienza dell’individuo a 360 gradi. Il modo di procedere è però lo stesso: si tratta di abituarsi progressivamente a un mondo capovolto, finché questo non diventa il nostro normale modo di vedere le cose, tanto che non riusciremmo più a tornare dentro i vecchi schemi di pensiero.

Proprio come accade nell’esperimento, se voglio capovolgere la mia visione del mondo, il primo punto di cui tener conto è che mi devo sforzare. Infatti meccanicamente non può accadere nulla di davvero importante. Continuando a utilizzare i vecchi automatismi oramai radicati nel mio psichismo, non posso sperare di creare un mondo nuovo intorno a me. Se voglio ottenere risultati che non ho mai ottenuto, devo fare qualcosa che non ho mai fatto!
Occorre quindi uno sforzo.

Il secondo punto riguarda l’attenzione cosciente. Se voglio modificare qualcosa, devo portare tutta la mia attenzione in alcuni momenti cruciali della mia vita. Per esempio, mentre sto guidando in tangenziale un’auto mi sorpassa e mi taglia la strada. La mia modalità di reazione consueta sarebbe quella di arrabbiarmi o di avere paura (o entrambe); indipendentemente da quella che è poi la mia reazione esterna, in ogni caso la reazione interna è sempre di rabbia oppure di paura. E questa è una reazione automatica e inconscia, ossia bypassa la mia coscienza e si sviluppa dentro di me prima ancora che io possa accorgermene.

In verità chi inizia a lavorare su di sé è come se decidesse di indossare degli occhialoni particolari che gli consentono di vedere un mondo capovolto. Ma non è ancora capace di destreggiarsi all’interno di questo mondo. Tutte le volte che proviamo anche solo un fastidio nei confronti di una situazione come quella appena descritta, stiamo reagendo secondo i vecchi schemi di pensiero automatico. Dal momento che vogliamo abituarci a cogliere una realtà diversa – quella dei nostri nuovi occhialoni – dobbiamo sforzarci di portare l’attenzione cosciente sull’evento e sull’emozione dentro di noi.

Una volta che siamo riusciti a ritagliarci uno spazio cosciente – un momento di riflessione nel bel mezzo della meccanicità –, possiamo cominciare a inserire nuovi input, ossia una nuova prospettiva percettiva, un nuovo paradigma... all’interno del quale collocare gli eventi quotidiani.
Ecco i due fondamenti di questo nuovo paradigma:

1)Sono io che sto creando l’evento. Gli eventi non accadono A me, bensì DENTRO di me. Se sapessi destreggiarmi nella nuova realtà capovolta vedrei che in verità le persone fanno solo quello che inconsciamente io voglio.

2)Sono io che non ho occhi per vedere, non gli eventi o le persone a essere sbagliati. Se sapessi destreggiarmi nella nuova realtà capovolta proverei Gioia e non rabbia o paura.

All’inizio è estremamente difficile; di fronte all’evento continuo a reagire meccanicamente nello stesso modo di prima (cerco il bicchiere alla mia sinistra mentre adesso è alla mia destra). Poi subentra una lunga fase di smarrimento, perché grazie all’allenamento quotidiano non reagisco più in maniera totalmente meccanica, ma d’altra parte non sono ancora completamente entrato nel nuovo sistema percettivo, per cui non so più cosa fare, come reagire, brancolo nel buio. Ho perso i vecchi riferimenti ma non ho ancora stabilizzato quelli nuovi.

Tuttavia se voglio imparare a muovermi all’interno del mondo capovolto devo perseverare. Questo è “avere Fede”. All’inizio mi ripeto i due principi sopraesposti in maniera intellettuale, anche se profondamente non ci credo nemmeno noi. Però ho Fede che un giorno percepirò il nuovo mondo e saprò muovermi con disinvoltura al suo interno, con la stessa sicurezza con la quale oggi mi muovo nel vecchio mondo. Allora non avrò più bisogno di credere a nessun guru, psicologo o filosofo della percezione.

È accertato che dall’esterno arrivano solo radiazioni elettromagnetiche che poi il nostro cervello interpreta come colori, forme, suoni, case, automobili, mamma, papà... La scienza oramai da diverso tempo non ha più dubbi sul fatto che ognuno di noi crei una sua realtà soggettiva, tuttavia questo può non essere di alcuna utilità se non lo “incarniamo” ogni giorno nella nostra vita, ossia se non perseveriamo nel ripeterci i due assiomi sopracitati tutte le volte che se ne presenta l’occasione. E vi assicuro che questo è sufficiente affinché nel giro di (poco) tempo ci si dischiuda un mondo capovolto.

“I nervi ottici non trasmettono al cervello vere e proprie immagini (il cervello non è in grado di vedere immagini: non ha occhi!) ma unicamente impulsi a cui il cervello attribuisce un significato soggettivo. L’immagine non viene acquisita dall’esterno, bensì creata dal cervello stesso sulla base di impulsi elettrici. Il cervello costruisce le immagini del mondo sulla base di semplici segnali elettrici. Non “vede” case, persone e montagne, bensì li costruisce, cioè questi compaiono solo dopo la sua elaborazione degli impulsi elettrici.”

“Se il processo della visione si esaurisse nella trasmissione d’un’immagine più o meno fedele del mondo che ci circonda, allora dovremmo dire che anche un sistema televisivo è effettivamente capace di “vedere” il mondo verso cui è puntata la telecamera. Ma la telecamera non vede, si limita a registrare ciò che c’è già. Infatti l’occhio non funziona come una macchina fotografica o una telecamera; il vedere di un qualsiasi essere vivente è un processo di costruzione, non di semplice registrazione di ciò che c’è già “là fuori” come farebbe una telecamera. E questa è una differenza abissale.” (tratto da Il Libro di Draco Daatson, Appendice)

Salvatore Brizzi
NON DUCOR DUCO
(non vengo condotto, conduco)


 
 


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 Salvatore Brizzi seminario Draco Daatson>

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